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Ddl Zan impantanato alla prima votazione. Mezzo Pd accusa la linea dura di Letta. Renzi prepara il raid

Sinistra salvata dall'ex grillino Ciampolillo, ma ora il testo rischia di essere affondato con il voto segreto. Dem allarmati convocano una riunione. E Italia Viva annuncia: "Siamo pronti a presentare i nostri emendamenti"

Ddl Zan impantanato alla prima votazione. Mezzo Pd accusa la linea dura di Letta. Renzi prepara il raid

Il colpo, arrivato in tarda mattinata, è duro e inaspettato: per un solo voto, nell'aula del Senato, il ddl Zan non finisce in soffitta.

E non si trattava di scrutinio segreto su un emendamento, ma di voto palese sulle richieste di sospensiva (cioè di accantonamento del provvedimento) presentate dal centrodestra. Finisce 136 a 135, con molti assenti (quindici solo tra i grillini, che erano a ranghi ridotti anche martedì nel voto sulle pregiudiziali di costituzionalità) che alzano il livello dell'allarme in casa Pd. A voto segreto, dalla prossima settimana, è chiaro che il ddl rischia di essere crivellato di colpi. A dare poi al tutto un simpatico sapore di farsa è il fatto che quell'unico voto di scarto, che ha consentito al ddl Zan di non affondare al primo colpo, porta il nome e il volto di Lello Ciampolillo, l'ex grillino che fu epico protagonista del tentativo di varare il Conte 3. Ovviamente fallito.

Così come, ammettono nel Pd, è destinata a fallire la battaglia campale ingaggiata dal Nazareno sulla linea: «Il ddl Zan non si tocca: ci conteremo in aula». Ecco: si sono contati, e sanno di avere la sconfitta in tasca. Tra i voti inaspettati per la sospensiva ce ne sono anche alcuni che nel computo Pd erano dati per certi sul ddl Zan: due delle Autonomie, vari ex grillini e contiani come De Falco e Fantetti. C'è chi addirittura esalta la sconfitta: «Sì, voglio morire in battaglia insieme ai gay, ai trans, ai bambini libellula», si inebria Monica Cirinnà, gran pasionaria della legge anti-omotransfobia (e già autrice di una semi-sconfitta sulle Unioni civili, salvate in corner dall'allora premier Matteo Renzi che le tolse il dossier di mano e mise la fiducia).

Ma non tutti, tra i dem, sono sulla linea della «bella morte» agognata dalla Cirinnà ma ribadita anche dal leader, che nega qualsiasi apertura al dialogo con il leader della Lega sui punti contrastati: «Non si può trattare con Salvini, è del tutto inaffidabile», dice Enrico Letta ai suoi. Nel gruppo dem al Senato crescono smarrimento e dissenso: «Dopo la batosta di oggi, se non siamo totalmente coglioni, dobbiamo concordare alcune modifiche», dice un senatore. In molti, da giorni, stanno chiedendo una riunione del gruppo con Letta: è stata finalmente fissata per oggi, ma il segretario non ci sarà. E non risponderà direttamente a chi spinge alla trattativa: «I numeri parlano chiaro, e anche le tante assenze tra i grillini», sottolinea Valeria Fedeli. Lei e diversi altri metteranno sul tavolo la questione politica: «Andare avanti così è un azzardo: ci vogliamo prendere la responsabilità di far affossare la legge o proviamo a inchiodare Salvini alle sue aperture?». L'ex capogruppo Andrea Marcucci è chiaro: «Chi ha buon senso e vuole la legge deve intervenire ora», dice rivolto al Nazareno. La cui linea, dice un senatore, «è quella di cercare la sconfitta in aula per poter rompere sia con Renzi che con Salvini, e confermare l'asse con i grillini in vista della partita sul Quirinale». C'è però chi fa notare che nè Conte nè Grillo, in queste settimane, hanno speso una sola parola a sostegno del ddl Zan. E che tra i tanti assenti M5s c'erano anche nomi come Crimi, la Taverna, Airola.

Italia viva ha votato compatta col Pd contro la sospensiva, a dimostrazione che «i numeri non ci sono, e certo non per nostra responsabilità». E ora attende di vedere se in casa Pd matura qualche ripensamento. Altrimenti, spiega il capogruppo Faraone, «presenteremo i nostri emendamenti». Renzi accusa: «Il Pd preferisce avere un nemico contro cui urlare in campagna elettorale piuttosto che una legge per allargare i diritti. Chi vuole la legge sa che alcuni punti vanno cambiati»

Salvini insiste sulla linea del dialogo: «Letta non si ostini, se no il ddl Zan è morto. Togliamo dal testo quel che ci divide e la legge viene approvata a Senato e Camera entro l'estate». Quell' «entro l'estate», ossia prima delle amministrative, fa suonare un campanello d'allarme in casa dem: e se, convergendo sugli emendamenti di Italia viva, Salvini e il centrodestra modificassero la legge e se ne intestassero insieme a Renzi il passaggio, prima in Senato e poi alla Camera? Faraone lo dice apertamente: «Sono convinto che sui nostri emendamenti si possa raggiungere la stragrande maggioranza dei voti dell'aula». Per il Pd sarebbe una conclusione da brivido: la bandiera della legge contro l'omotransfobia, per la quale la Cirinnnà si dice pronta a morire sul campo, issata non da loro ma dai famigerati «due Mattei».

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