"Irresponsabili". Sinistra spaccata sullo sciopero Cgil

Ministri dem che allargano le braccia: "Che dire? Si resta senza parole. Il silenzio è la risposta più appropriata davanti a una scelta simile"

Sinistra spaccata sullo sciopero Cgil a ridosso di Natale. "Una decisione da irresponsabili"

Ministri dem che allargano le braccia: «Che dire? Si resta senza parole. Il silenzio è la risposta più appropriata davanti a una scelta simile». Ex alti dirigenti della Cgil che scuotono la testa: «Guardi, è meglio che non mi faccia parlare di questa roba». Altri ministri, sempre Pd, che danno indicazioni alle loro truppe: «Bisogna sostenere il senso di responsabilità della Cisl».

Lo strappo propagandistico di Maurizio Landini e della sua Cgil (con la Uil di Bombardieri di complemento) ha scosso il Pd, lasciando spiazzato il Nazareno che non ne aveva avuto alcuna avvisaglia e che non sa come reagire, e fa venire a galla nell'ala riformista dem tutta la profonda avversione maturata verso l'avventurismo politico e anti-governativo di Landini, che già aveva dato colossale prova di sé nel fiancheggiamento dei violenti novax/no green pass da parte della Cgil. È rimasto nella memoria di tutti il surreale lamento sfuggito alla leader Fiom Francesca Re David dopo il tradimento dei compagni di Forza Nuova, che per passare il pomeriggio e in mancanza di meglio assaltarono la sede Cgil: «Non capisco l'aggressione, eravamo d'accordo con loro contro il GP».

Ora Landini, rompendo con la Cisl proclama uno sciopero nazionale di pura testimonianza anti-governo, assestando un inaspettato ceffone a chi, come il ministro del Lavoro Orlando, nel governo, si era fatto mediatore con le pretese sindacali. E che ora si dice «sorpreso dalle motivazioni» di una decisione che non si spiega, davanti a una manovra che «rafforza le garanzie per i lavoratori e aumenta le risorse per il sociale».

Enrico Letta, già provato dallo scivolone sul caso Conte, preferisce tacere sull'ultima raffica landiniana, e attiva i suoi perché cerchino una mediazione in extremis per evitare lo strappo, che vedrebbe il Pd a fianco del governo e la Cgil che marcia, assieme ai novax, contro. Landini gli concede una spiraglio: «Il dialogo può riprendere in qualsiasi momento», ma solo in cambio di concessioni «molto forti».

Ma tra i dem molti escono allo scoperto contro la pretesa Cgil di esercitare un potere di veto contro la manovra Draghi. «È irresponsabile anche solo pensare a uno sciopero generale in questa situazione - dice il senatore Salvatore Margiotta - spero che Landini non si assesti su questo estremismo sbagliatissimo». L'ex ministra Valeria Fedeli, che dalla Cgil viene, non fa sconti al sindacato: «Perché arriva a una decisione così distante dal bisogno che ha il Paese di classi dirigenti - tutte - capaci di costruire il confronto, senza rotture?» Ma non risparmia neppure chi nel suo partito ha seguito la mediazione: «Possibile che i capi politici non abbiano avvertito prima il rischio e avuto la possibilità di evitare uno sciopero generale?» Anche un esponente della segreteria dem come Enrico Borghi attacca: «Si fatica a comprendere le ragioni della scelta Cgil. Non devono prevalere antichi riflessi». Per Stefano Collina «La Cisl ha fatto una scelta responsabile, che contribuisce a non radicalizzare il confronto con una protesta incomprensibile davanti a tutti gli interventi sul sociale e a sostegno di imprese e famiglie fatti dal governo Draghi». Sulla stessa linea Dario Parrini, che definisce lo sciopero «una risposta non comprensibile e non in linea con le esigenze del Paese. Sono negativamente sorpreso». Per Andrea Marcucci la protesta è «immotivata e ingiusta, e ha fatto bene la Cisl a non prestarsi a una iniziativa sindacale del tutto incomprensibile. Cgil e Uil sono ancora in tempo a ripensarci». Anche perché, fanno notare nel Pd ma anche nella stessa Cgil, «per organizzare uno sciopero generale serio servono minimo 20 giorni lavorativi. In dieci giorni, al massimo, si organizzano i no vax che saranno tutti in piazza con Landini: bel risultato». Non è un caso, si sottolinea, se la Cgil rinuncia a piazza S. Giovanni e opta per la più raccolta piazza del Popolo: «non saprebbero con chi riempirla, no green pass a parte».

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