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La sinistra studia la trappola per un ribaltone dopo il voto

Il piano per un autunno di proteste contro il nuovo governo. Salvini li stana: "Sarebbe da irresponsabili"

La sinistra studia la trappola per un ribaltone dopo il voto

I «migliori» tifano per lo sfascio. Decreto Aiuti? Se ne riparla dopo le elezioni. Misure contro il caro energia? Rinviate. Pnrr? Guai a toccarlo. Stanno apparecchiando lo scherzetto al centrodestra (dato in vantaggio nei sondaggi). L'Italia deve precipitare nel caos dal 26 settembre: è la strategia adottata da Palazzo Chigi e appoggiata da sinistra e M5s.

Pd, Cinque stelle e draghiani vari vogliono un battesimo di fuoco per il governo di centrodestra. Piazze in fiamme e famiglie stremate. È questo lo scenario sognato dal fronte dei progressisti. Forse è ancora troppo forte il risentimento per la caduta del governo, da un lato. La rabbia per una possibile sconfitta elettorale, dall'altro. Ma non c'è nulla da fare: si chiama democrazia. La sinistra sogna il ribaltone a suon di proteste e rabbia sociale. E mette la mani avanti.

Bruno Tabacci minaccia: «Il percorso delle riforme, se non viene rispettato, mette in crisi lo stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non c'è nulla da rinegoziare». Giulio Terzi di Sant'Agata, candidato Fdi ed ex ministro degli Esteri, replica: «Non c'è nessuna intenzione di riscrivere da cima a fondo il Pnrr ed andare su una rotta di collisione con gli altri Paesi». I due decreti Aiuti (bis e ter) sono al palo. Il primo è bloccato in Senato e ostaggio di 400 emendamenti. Sono due i fronti di scontro: la cessione dei crediti del Superbonus e l'altro sugli «insegnanti esperti». Il voto in commissione è saltato per mancanza di accordo politico. Il testo arriverà direttamente in Aula martedì 13. Anche il nuovo decreto Aiuti ter per aiutare famiglie e imprese slitta alla prossima settimana.

I ministri del governo dei migliori si godono lo spettacolo senza muovere un dito: «Credo che il dl Aiuti sia a rischio. C'è il serio rischio perdere 17 miliardi di aiuti per gli italiani. Quei soldi dovevano intervenire sulle accise della benzina e sulle bollette. La responsabilità ha un nome e cognome, Giuseppe Conte. Così come il price cap, da stabilire in Europa, non vede una maggioranza compatta e questo ha un altro nome e cognome, Matteo Salvini. I nodi verranno al pettine in autunno» commenta, tutto soddisfatto, il ministro degli Esteri Luigi di Maio.

Gli fa eco il collega Roberto Speranza, ministro della Salute: «Sono convinto che Draghi farà tutto il possibile per dare ancora risposte utili al nostro paese, ma osservo con curiosità il fatto che oggi tutti chiedono a Draghi di fare il miracolo dopo averlo sfiduciato in Parlamento. A depotenziarlo sono state esattamente le forze politiche, a partire dalla Lega, Forza Italia ma anche M5s». Altro fallo di reazione per la sconfitta elettorale che bussa alle porte.

Entrambi sanno che non ritorneranno al governo e allora vogliono il caos. Alla faccia del senso delle Istituzioni. Il leader della Lega Matteo Salvini fiuta la trappola: «Se si vuole già oggi si può approvare un decreto da 30 miliardi. Se devo salvare migliaia di posti di lavoro i vincoli di bilancio vengono dopo. La lega si prepara già a vincere le elezioni ma chiedo a Letta perchè non approvare oggi questo decreto.

Cosa glielo impedisce? Chi ce lo vieta? Non vorrei che, chi perde le elezioni, non voglia fare niente per un mese e punti al caos e giocare con i posti di lavoro. Sarebbe da irresponsabili». Letta coglie il pericolo e prova a mettere una pezza.

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