Siri, ira Lega su Di Maio inquisitore: "Ma chi si crede di essere?"

Il cdm su Armando Siri spacca il governo: "Rapporti logorati in modo definitivo". La Lega fatica a "ingoiare il rospo"

Siri, ira Lega su Di Maio inquisitore: "Ma chi si crede di essere?"

Il rospo Siri è grosso da ingoiare. La Lega fa fatica. Salvini ripete che nonostante tutto "il governo va avanti", ma i rapporti si sono ormai sfaldati. "Un precedente che logora", dicono fonti del Carroccio all'Adnkronos. Ufficialmente nessuno si sbilancia, ordine di scuderia, ma sotto traccia trapela tutto il nervosismo per la pressione esercitata da Di Maio sul caso del settosegretario. "L'avete visto l'appello alla moralità dei partiti che ha fatto? - attacca un parlamentare - Ma chi si crede di essere".

Di Maio potrebbe aver vinto la battaglia, ma la bilancia della guerra pende ancora dalla parte di Salvini. Le europee saranno la prova del nove per un governo che ha passato le ultime settimane a litigare sull'indagine per corruzione su Siri. Se il M5S non andrà sopra il 20%, a quel punto il grillino si troverà in seria difficoltà. Ed allora è certo che la Lega gli farà pagare anche lo sgarbo ricevuto oggi.

Il Cdm si è riunito e, senza voti, ha decretato la revoca della nomina di Siri. Il Consiglio dei ministri "ne ha preso atto", si legge nella nota, e ha ribadito che "la presunzione di non colpevolezza è un principio cardine del nostro ordinamento giuridico". In realtà la riunione si era trasformata rapidamente in un processo. Sul banco dell'accusa Conte e i ministri del M5S, avvocati per la difesa la Bongiorno e Salvini. Alla fine, però, la ragion di governo ha prevalso sul desiderio del leader del Carroccio di difendere fino all'ultimo il suo consigliere economico. "I processi si fanno in tribunale e credo che in Itala ci siano 60 milioni di presunti innocenti fino a prova contraria", commenta Salvini ma "nessuno può farmi cambiare idea sul fatto che l'Italia abbia bisogno di un governo". Quindi per ora, nessuna crisi.

La decisione di "andare avanti" non spegne però il fuoco della rabbia. Il Carroccio ribolle contro il M5S. Non solo per aver portato Siri alla destituzione, ma anche per come il vicepremier grillino si è presentato poco dopo di fronte ai cronisti. Il capo politico M5S si è presentato in sala stampa a Palazzo Chigi per rivendicare un "importante segnale di discontinuità rispetto al passato" e una "vittoria degli italiani". Insomma, si è detto politicamente "orgoglioso". Una auto-lode che non è piaciuta ai colleghi di governo. "Noi - si lamentano i leghisti - non ci stiamo a finire additati dai partner di governo come quelli con problemi giudiziari, mentre loro si mostrano duri e puri".

L'indagine aperta ai danni di Fontana in Lombardia potrebbe diventare la cartina di tornasole. Di Maio deve smetterla, è la linea leghista, altrimenti "tutto può succedere". Per ora, però, nessuno strappo: "Se vedessimo un'alternativa percorribile, un'alleanza diversa da quella con il M5S non staremmo a perdere tempo", è il ragionamento. Il caso Siri resta comunque "un fatto gravissimo, un precedente che logora i rapporti, in modo definitivo", anche senza crisi di governo. È come trovarsi di fronte a due sposi che decidono di separarsi ma non hanno il coraggio di dirlo ai figli. Continuano a convivere sotto lo stesso tetto, ma l'idillio è finito. "Siamo a cose da Santa Inquisizione", lamentano alcuni leghisti all'Adnkronos. L'ordine di scuderia, però, è aspettare: "Dobbiamo vedere se adesso che hanno raggiunto il loro obiettivo, hanno avuto lo scalpo di Siri, si calmeranno. Saranno determinanti i prossimi giorni, prima del voto del 26 maggio". Poi - forse- arriverà il divorzio.