Smantellata la cellula jihadista italiana collegata all'attacco a Charlie Hebdo

Il Gruppo Gabar attivo anche nel nostro Paese. In manette 14 pakistani: reclutavano soldati e pianificavano altri attentati

Smantellata la cellula jihadista italiana collegata all'attacco a Charlie Hebdo

L'Italia crocevia del terrorismo internazionale.

Ieri la polizia ha smembrato una cellula pakistana che operava anche in Francia e Spagna collegata a un network più ampio chiamato Gruppo Gabar, a sua volta legato a Zaheer Hassan Mahmoud, il 27enne che nel settembre 2020 attaccò l'ex edificio del giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi, dove cinque anni prima erano morte 12 persone. Mahmoud ferì a colpi di mannaia due persone per punire la testata per alcune caricature di Maometto, senza sapere che la redazione aveva traslocato.

Ieri il Gip di Genova ha emesso 14 misure cautelari nell'ambito delle indagini condotte da Digos e Antiterrorismo, coordinate dalla Dda di Genova, con il coinvolgimento degli uffici antiterrorismo di Spagna e Francia orchestrati dall'European counter terrorismo centre di Europol. L'accusa per i fermati è di associazione con finalità di terrorismo internazionale, perché sospettati di far parte d'una rete che stava ideando attentati.

«Abbiamo fermato un'organizzazione in fase embrionale che voleva creare cellule operative in Italia con finalità terroristiche, usando i social network per fare proselitismo», ha detto il procuratore capo di Genova, Francesco Pinto. Due mesi prima dell'attentato a Charlie Hebdo, alcuni dei pakistani fermati ieri avevano postato una foto sotto la Torre Eiffel con l'attentatore, scrivendo «abbiate un po' di pazienza, ci vediamo sui campi di battaglia». La polizia ha scoperto che a guidare la cellula era T.Y., rifugiato in Italia dal 2015 e residente a Chiavari, fermato in passato in Francia per porto d'armi e qui con precedenti per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. È stato il suo ritorno a dare una svolta alle indagini, quando da Chiavari si è trasferito a Fabbrico. È accusato ora di aver fornito il proprio contributo all'associazione terroristica dall'aprile 2021, come dimostrano le intercettazioni delle telefonate con il Peer (maestro), identificato in N.R., pachistano di 33 anni, arrestato ieri in Francia. «Tra due mesi compriamo armi - dice T.Y. - ora bisogna andare in ogni città e trovare quelle 10 persone che mi servono, più saremo, meglio è..fammi lavorare due mesi e poi troviamo una nostra tana e facciamo il gruppo Gabar qui in Italia». Sui social brandisce machete e coltelli mimando insieme agli altri il «taglio della gola».

L'Italia, secondo gli inquirenti, era il luogo privilegiato per il supporto logistico del Gruppo Gabar, come evidenzia l'arresto a Lodi nel settembre 2021 del pachistano Ali Hamza, legato all'attentatore di Charlie Hebdo. Sul nostro territorio era passato anche Mahmoud fingendosi un minore non accompagnato. Come migrante illegale era entrato invece il tunisino Anis Amri, responsabile dell'attentato contro il mercatino di Natale a Berlino che nel provocò 12 morti e 48 feriti: prima fu ospitato da un connazionale ad Aprilia (Latina), poi dopo la mattanza venne ucciso a Milano, dove fu fermato durante un controllo di routine.

Per settimane, grazie a complici, aveva vissuto nel Belpaese anche Brahim Aoussaoui, il 21enne che il 29 ottobre 2020 anni sgozzò tre persone nella cattedrale di Notre-Dame, a Nizza, al grido «Allah Akbar». Infine nel Casertano era stato arrestato Endri Elezi, l'albanese, complice dell'autore della strage di Nizza del 14 luglio 2016 dove 86 persone morirono e 300 furono ferite.

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