La social card della Basilicata e le ricette economiche azzurre

Il governatore Bardi (Fi) anticipa il governo. I deputati del Sud: indennità di quarantena. L'idea: prestito d'onore universale

La Basilicata avanguardia d'Italia. Il premier Conte ha copiato l'idea del governatore Vito Bardi. Una social card per famiglie in difficoltà. Per coprire da subito le spese di prima necessità (come farmacia e alimentari). La delibera di giunta è stata protocollata venerdì. Ai singoli Comuni, poi, l'onere di individuare le famiglie bisognose. «Altri governatori mi hanno già chiamato - spiega Bardi -, colpiti dall'idea». La Basilicata ha stanziato 2,5 milioni (e il fondo costituito ad hoc è possibile arricchirlo con donazioni di privati). «I medici fanno la loro parte - spiega il governatore - noi dobbiamo fare la nostra. E la mia prima preoccupazione è di prevenire anche la minima tensione sociale che in un simile clima potrebbe venir fuori». A seconda delle necessità (e dei componenti del nucleo familiare) si potranno avere dai 300 agli 800 euro al mese che - grazie alla social card - potranno essere utilizzati nei supermercati, nelle farmacie, e per pagare bollette e canoni di affitto.

L'annuncio di Conte, poi, sembra raccogliere anche il grido di allarme lanciato da un gruppo di parlamentari meridionali di Forza Italia che proprio in una lettera al premier - come spiegano Stefania Prestigiacomo e Paolo Russo, principali sostenitori dell'iniziativa - chiedevano misure straordinarie, soprattutto a favore di una sacca di popolazione, che si concentra nel Meridione. «A tutte queste persone - spiega la Prestigiacomo - è stato proibito di lavorare e di guadagnare, ma per loro non ci sono ammortizzatori sociali o sostegni al reddito. Ci sono milioni di famiglie, soprattutto al Sud, che non possono immaginare quando potranno ricominciare a lavorare e a guadagnare. Occorre far presto. I giornali già raccontano di assalti e di furti di generi alimentari che fotografano una situazione che rischia di degenerare e di divenire esplosiva».

I rischi economici e sociali legati all'emergenza Covid-19 iniziano ad avere insomma contorni sempre più netti. Ed è in una simile congerie che la politica deve adottare le scelte più coraggiose e lungimiranti. Si deve, però, agire ora. Da un lato Anna Maria Bernini, capogruppo azzurro al Senato, propone di far anticipare dall'Inps la cassa integrazione che dovrebbero pagare aziende e imprenditori per i lavoratori fermati dall'emergenza coronavirus. Dall'altro si potrebbe istituire una sorta di «prestito d'onore universale». Lo propongono il portavoce dei parlamentari azzurri Giorgio Mulè e Renato Brunetta. «Ci sono milioni di lavoratori (autonomi e professionisti) che non saranno comunque garantiti e che sono giustamente angosciati - ricordano Brunetta e Mulè - La strada di un allargamento del reddito di cittadinanza equivale a dichiarare la sconfitta sul fronte economico prima ancora di iniziare la battaglia della ripresa. È il momento, piuttosto, di dare fiducia e certezze immediate a questa immensa platea di cittadini credendo e valorizzando le loro attività». Ogni titolare, munito dell'ultima dichiarazione dei redditi, accede subito a un prestito bancario garantito dallo Stato sulla base del fatturato. Il prestito si inizia a restituire un anno dopo rispetto alla ripresa delle attività e gli interessi (peraltro bassissimi) sono pagati dallo Stato. I benefici del «prestito d'onore» sarebbero al riparo da qualsiasi accusa di «aiuto di Stato» proprio perché «universale».

La «cura Conte», per quanto indirizzata verso gli stessi obiettivi proposti da Forza Italia è debole nelle forze messe in campo. «Non sono però sufficienti 400 milioni ai comuni per aiutare le famiglie in grave difficoltà in tutta Italia, visto che la sola Sicilia ne ha investiti 100» scrive su Twitter Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia.

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