C'è anche la rovina di una gloriosa sala cinematografica di Roma nel curriculum della famiglia di Olivia Paladino, compagna dell'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Da quando Olivia e sua sorella Cristiana hanno deciso di mettere in liquidazione le due società di famiglia, la Agricola Monastero Vecchio e la Immobiliare Roma Splendido, schiacciate dai debiti nonostante due decreti del governo Conte, è diventato inevitabile chiedersi: come è stato possibile che in una delle città più turistiche del mondo andasse in crisi la società che possedeva un gioiello come il Grand Hotel Plaza di via del Corso, fiore all'occhiello della società delle Paladino, creata dal padre Cesare? Ed è così che è saltata fuori la lunga e contorta storia del castello di società in cui è articolato l'impero dei Paladino. È lì che spunta fuori la storia del cinema Archimede, capolavoro degli anni Cinquanta dell'architetto Giulio Sterbini, realizzato nei sotterranei di un altro grande albergo, il Palace, e chiuso da tempo.
Nella galassia dei Paladino svolge un ruolo cruciale una società a responsabilità limitata che si chiama proprio Archimede, controllata al 100% dalla Agricola Monastero Vecchio. La Archimede è fino all'anno scorso l'unica voce attiva del business di famiglia, tanto che sono 7 milioni di utili provenienti da essa che nel bilancio dell'anno scorso tengono a galla provvisoriamente la Agricola Monastero. Ma cos'è l'Archimede? La società è stata fondata nel 1996, controllata dalla Cinema Archimede e dalla Residence Palace, che finiscono entrambe in liquidazione dopo averne ceduto il controllo alla Agricola Monastero.
Da notare che la Residence Palace ha rilevato le sue quote direttamente da Cesare Paladino. Il quale nel 2000 diventa amministratore unico della Archimede, prendendo il posto di un anziano romano (classe 1915) di nome Vittorio Tassara. Quando papà Paladino diventa amministratore della Archimede inizia un valzer di nomine apparentemente inspiegabile: nell'arco degli ultimi quattordici anni la carica di amministratore viene rimbalzata a ripetizione tra Paladino e la professionista romana Roberta Bichel che si passano il testimone a ripetizione: nel 2011 arriva la Bichel, nel 2017 torna Paladino, nel 2020 riecco la Bichel, nel 2023 riarriva Paladino che nel nell'aprile 2024 ripassa la carica alla Bichel che appena quattro mesi dopo gliela restituisce, salvo riprendersela nell'ottobre 2025.
In tutto questo periodo, la Archimede presenta bilanci altalenanti. L'ultimo, quello decisivo nel cercare di tenere a galla la galassia Paladino, presenta utili per 7,6 milioni di euro. A bilancio nelle voci attive, secondo quanto riportato dal sito Open a gennaio, c'è un piccolo patrimonio di opere d'arte, del valore indicato di 346mila euro, sul quale il revisore dei conti Giuseppe Monaco ha espresso qualche dubbio: si tratta, ha scritto, di "opere d'arte acquistate negli anni 2002 e 2007 per le quali non esiste un elenco dettagliato e/o perizia recente. Per tale motivo non è stato possibile esprimere un giudizio di congruità".
Ma si tratta di un dettaglio, in un bilancio dove la voce che salta agli occhi rispetto all'anno precedente è la moltiplicazione per 60 volte dei crediti esigibili, che passano da 271mila euro a oltre 12 milioni. È questa posta contabile, per ora, a tenere la Archimede al riparo dalla chiusura del resto del gruppo. Ma fino a quando?