La solita gag di Conte: il dl Rilancio non esiste. E lui dribbla le Camere

Testo non ancora scritto: al Colle domenica Giallo sullo stato di emergenza fino al 2021

La solita gag di Conte: il dl Rilancio non esiste. E lui dribbla le Camere

Il Consiglio dei ministri c'è stato, la conferenza stampa in diretta tv del premier pure. A questo punto manca solo il decreto Aprile-Maggio-Rilancio.

Approvato con l'ormai consueta formula «salvo intese», cioè per titoli ancora vuoti, il mega provvedimento da 55 miliardi che dovrebbe distribuire sussidi e contributi a mezza Italia è ancora da scrivere. E l'impresa non è facile: al Quirinale, dove il capo dello Stato deve firmarlo per consentire poi la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, è stato comunicato che potrebbe - ma il condizionale è d'obbligo - arrivare «nel week end», quindi sabato o più probabilmente domenica.

La procedura non è nuova, e al Colle sono ormai abituati alle lunghe attese di provvedimenti già annunciati in lungo e largo sui media. Del resto Giuseppe Conte sapeva di non poter traccheggiare oltre: «Stiamo facendo una figuraccia epocale, non possiamo rinviare ancora», è stato il pressing dei ministri Pd, Dario Franceschini in testa. Che hanno anche ottenuto il risultato di evitare un ennesimo Dpcm: il premier ha promesso, mercoledì sera, che le regole e procedure per le nuove riaperture e la «prudente» uscita dalla reclusione del lockdown saranno definite attraverso un «normale» decreto legge, che il Parlamento potrà esaminare, votare e - nel caso - modificare. In verità, fino all'ultimo, il premier aveva continuato a difendere la bontà di uno strumento «più agile e rapido», ma le proteste dell'opposizione e la resistenza della sua stessa maggioranza, oltre alle critiche di molti giuristi, lo hanno spinto a più miti consigli.

E questo gli ha offerto il destro per annullare la sua «informativa» alle Camere, che era stata richiesta per prima da Maria Elena Boschi per conto di Italia viva, ed era già informalmente prevista per oggi a Montecitorio, tanto che a tutti i parlamentari di maggioranza era arrivato un messaggio per richiamarli alla presenza in aula.

Ipotesi svanita ieri: visto che il decreto sulle riaperture «differenziate» arriverà comunque all'esame delle Camere, la presenza del premier in aula è, si spiega da Palazzo Chigi, diventata superflua. Anche perché la speranza del governo è quella di riuscire ad accelerare: negli auspici, il Consiglio dei ministri per licenziare questo nuovo testo dovrebbe tenersi già oggi (ma anche qui il condizionale è d'obbligo), subito dopo un vertice con le Regioni cui, oltre al ministro della Salute Speranza, dovrebbe partecipare anche il premier.

Intanto, nel testo - ancora in via di scrittura - del mega-decreto Rilancio resta il giallo dello stato di emergenza. Nelle bozze, all'articolo 16, compariva un testo che sembrava lasciar intendere che lo stato di emergenza, e i relativi maggiori poteri del premier, sarebbero stati estesi per altri sei mesi dalla scadenza di luglio, ovvero addirittura fino al gennaio del 2021. Un'ipotesi che aveva fatto insorgere non solo le opposizioni, ma anche molti costituzionalisti: «O il governo ha elementi così prepotenti e solidi da motivare questa proroga, oppure questa scelta non si spiega», denunciava il professor Francesco Clementi. «Se ci sono ragioni, vengano spiegate in Parlamento, altrimenti si eviti di inserirlo nel decreto». I tecnici che avevano lavorato sul testo spiegavano che quell'articolo 16 era ufficialmente mirato a prorogare solo alcuni stati di emergenza localizzati già in vigore (per terremoti o eventi climatici) e non quello nazionale sul Covid, ma con l'intento di lasciare aperto uno spiraglio alla proroga. Nella maggioranza però sarebbe scattata la resistenza, nel Pd ma anche nei Cinque Stelle, sempre più critici verso un premier «ostaggio dei Dem», che li ha costretti ad una imbarazzante resa sulla regolarizzazione dei migranti e che, grazie all'emergenza virus, ha allargato a dismisura i propri poteri. Dunque l'articolo 16 sullo stato di emergenza, assicura un ministro Pd, è in via di correzione: «Era scritto male. Riguarda solo le Regioni e le contabilità speciali, nel nuovo testo sarà chiaro».

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