Il sondaggio fa tremare i Cinque Stelle e il Pd

La nascita di un partito di Conte, stimato al 14,1%, penalizzerebbe in modo pesante dem e 5s. La Lega resterebbe salda al primo posto col centrodestra in ascesa

Il sondaggio fa tremare i Cinque Stelle e il Pd

Da settimane si parla della possibilità che il premier Giuseppe Conte, l’ex "avvocato del popolo" che agli esordi del governo Lega-M5s aveva assicurato che la sua esperienza politica sarebbe finita con la conclusione del suo mandato, fondi un partito. Una eventualità, questa, che forse stuzzica il presidente del Consiglio ma di sicuro è vista con una certa preoccupazione da Pd e pentastellati. La creazione di un soggetto politico contiano, infatti, prosciugherebbe il bacino elettorale dei due maggiori azionisti dell’attuale maggioranza.

Oggi il consenso personale per Conte è stimato intorno al 61%. Ma ciò non significa che 6 italiani su 10 darebbero automaticamente il proprio voto al partito di Giuseppi, se un giorno davvero dovesse nascere. Ipsos ha realizzato un sondaggio per il Corriere della Sera per fare chiarezza sul quadro politico. Nel rilevamento è stato chiesto agli intervistati di dichiarare le loro intenzioni di voto e poi è stata verificata la propensione a votare sia per un nuovo partito fondato da Conte, sia per il M5S sotto la guida dell’attuale premier. Per entrambe le ipotesi, inoltre, è stato chiesto ai soli elettori intenzionati a votare "sicuramente" o "probabilmente" per il soggetto con a capo Conte se avrebbero modificato il voto dichiarato alla domanda precedente. Tenendo presenti queste indicazioni emerge che un eventuale partito di Conte è accreditato del 14,1%. Il soggetto politico si collocherebbe così al quarto posto dopo la Lega (23,2%), FdI (16,6%) e Pd (15,8%), precedendo il M5s (12,7%). Analizzando i flussi elettorali si osserva che i voti per la lista Conte proverrebbero principalmente dai pentastellati (62%) e poi dal Pd e dalle altre liste del centrosinistra, in subordine dall’astensione (20%). Scarso l’appeal sugli elettori di centro-destra o di altre liste minori (18%).

Quanto alla possibile leadership del M5s, Conte prevale tra i pentastellati con il 42% delle preferenze, precedendo l’ex capo politico Di Maio (27%), Di Battista (19%) e Crimi che raccoglie un deludente 2%. Nel caso di "ballottagio" tra Conte e Di Battista (storico esponente 5s e grillino ortodosso), il primo prevale in misura netta sul secondo sia sulla totalità della popolazione (43% a 13%) sia tra gli attuali elettori pentastellati (67% a 17%).

Se il premier fosse a capo del M5s, il Movimento crescerebbe del 7,2%, passando dal 17,1% al 24,3%. Con questi numeri, i pentastellati scavalcherebbero la Lega al primo posto. La stima tiene conto di un elevato tasso di fedeltà degli attuali elettori (88%) e della capacità di attrazione di nuovi provenienti soprattutto dall’astensione e dagli alleati del Pd.

La situazione, però, è molto fluida e basta poco per modificare tutto. Lo scenario emerso dal sondaggio potrebbe cambiare a causa di tre elementi. Il primo è l’elevata quota di elettori indecisi e astensionisti che da qualche settimana si attesta tra il 43% e il 44%. In secondo luogo la possibilità che il consenso per Conte maturato durante l’emergenza sanitaria possa calare con l’aumentare della crisi economica che sta attanagliando il Paese. Infine, la scelta di un ruolo politico attivo farebbe venir meno l’immagine "istituzionale". Una scelta di campo netta di Conte potrebbe costargli il consenso trasversale di cui attualmente Conte può beneficiare.

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