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Sondaggi unanimi: il "Sì" è sempre sotto L'invasione mediatica di Renzi non basta

Distacco in continuo aumento. Brunetta: «Premier mai così solo e rancoroso»

Sondaggi unanimi: il "Sì" è sempre sotto L'invasione mediatica di Renzi non basta

Roma - Non è affatto «magico», il magico mondo di Matteo Renzi. Così come non sembra affatto essere stato un «toccasana», l'accelerazione mediatica del capo di governo, sugli esiti referendari. Ormai a meno di un mese dalla battaglia sul «Sì» o sul «No» a Renzi, i sondaggi delineano un tracciato in caduta libera, un clamoroso «flop». Nonostante i poderosi sforzi della stampa «amica» e della televisione di regime. E a dispetto della fervida narrazione delle Leopolde messe in scena e della sarabanda di viaggi propagandistici, che mescolano in modo inverecondo la funzione di premier con quella di leader in campagna elettorale.

Un triste capolinea, quello che si prospetta per Renzi e, come spiega l'azzurro Renato Brunetta, il giovanotto «non sta reggendo psicologicamente allo stress di questa convulsa fase politica, all'imminente referendum, alla sua cacciata da Palazzo Chigi». Il premier mai eletto, osserva Brunetta, «mai come in questi giorni appare rabbioso, rancoroso, intriso di odio nei confronti del mondo intero. E soprattutto appare solo, come non mai. Solo con le sue strampalate convinzioni, con la sua spocchia e la sua sete di potere».

I sondaggi referendari, tutti, indistintamente, fotografano questa débacle annunciata del segretario pidino. Per gli istituti di sondaggi il «No» ha incrementato nell'ultimo mese, proprio quando si è fatta più martellante, la propaganda renziana, il distacco medio sui «Sì». Più di un punto di crescita in poche settimane, che portano il trend a vantaggio del «No» poco sotto i cinque punti percentuali (4,7 per la precisione). Ce n'è per tutti i gusti. Se il 31 ottobre, secondo Demopolis, la differenza sarebbe stata di un soffio (50,5 contro 49,5), già il giorno successivo l'Istituto Tecnè riportava i dati a un più verosimile 52,9 contro 47,1. Ma l'altroieri, dopo la farsesca rappresentazione di massa alla Leopolda che ha invaso per due giorni i telegiornali e i quotidiani con le invettive renziane, la Caporetto era testimoniata da una sequela di dati nerissimi: 53 a 47 per Tecnè; 52 a 48 per Ipr; 52,1 a 47,9 per Euromedia; 52,4 a 47,6 per Emg; 51,5 a 48,5 per Demopolis (il più «buono» nei confronti del leader pd). Un de profundis per Renzi che testimonia quanto la sua narrazione abbia stancato (non bastasse la rovinosa politica).

Non c'è da dormire sugli allori, però. Perché ancora altissima è la percentuale degli «indecisi» (secondo Emg quasi il 27 per cento degli italiani). Saranno loro, in definitiva, a decidere: se molti resteranno a casa per una forma di protesta (un po' autolesionistica), la maggioranza di essi si formerà un'opinione, assai volatile, soltanto nelle ultime ore. Forse proprio sulla scorta di quella propaganda sulla paura, di cui Renzi si è già ampiamente servito e di sicuro abuserà nel rush finale. «Dopo di me il diluvio», il senso del messaggio cui si aggrapperà il premier per spuntarla ancora una volta. Sarà allora fondamentale smontare anche questa sciocchezza, dopo tutte le altre propalate in questi anni.

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