"Il sondaggio fiscale? Pare il Venezuela"

L'economista: "Una mossa autoritaria che mette a rischio la democrazia"

"Il sondaggio fiscale? Pare il Venezuela"

La «deriva autoritaria» in Italia sembra sempre più «una farsa». Per Giulio Sapelli, economista e storico è «inaccettabile» affidare la decisione sulla tassa del diesel a un voto via internet, come ha fatto il ministro Sergio Costa. La tassazione è una colonna dello stato di diritto, pensare di influenzare le scelte del Parlamento su questo tema con un «soft power» del genere è sbagliato.

Una consultazione online per decidere le ecotasse, con trecentoventisette persone che hanno stabilito, tramite il sito del ministero dell'Ambiente, che è giusto fare pagare di più il gasolio. Le sembra opportuno?

«Mi pare un'altra tappa della delegittimazione del Parlamento, che è iniziata da Tangentopoli, quando si è squilibrato il rapporto tra poteri dello stato, tra ordine giudiziario e rappresentanza politica. Già il ricorso ai referendum è una questione delicata, come ha dimostrato quello sul nucleare. Ma che adesso si pensi addirittura di usare un voto via internet per influenzare le decisioni su un tema delicatissimo come l'imposizione fiscale mi sembra una follia. La sede giusta è il Parlamento».

Che cosa ha di diverso il fisco rispetto ad altri temi?

«È una delle colonne dello Stato moderno, l'altro è il monopolio della forza. Il solo pensare di influenzare il Parlamento su questo tema è un pericolo per la democrazia».

Un caso anomalo?

«Più che altro mi sembra una prova di una deriva verso uno Stato non democratico e comunque non parlamentare, che stiamo conoscendo da quando è andato al potere questo pseudo partito dei Cinque stelle. Che, peraltro sta, anche trasformando tutte le altre forze politiche. Non so se dietro ci sia una forza sotterranea, la gobalizzazione senza regole. Ma questo è un discorso più complesso che ci porterebbe lontano».

Il governo ha anche ampliato il Grande fratello fiscale, dando ai comuni la possibilità di accedere ai conti correnti dei contribuenti non in regola. Una decisione figlia della stessa cultura?

«Una lesione alle libertà personali e allo Stato di diritto. Come si concilia una misura del genere con l'esistenza di un'autorità indipendente che si occupa di riservatezza dei dati? Il Garante per la privacy è un potere delegato e non eletto che ha una funzione delicatissima. Abbiamo deciso di sottrarre un tema del genere alla democrazia, poi consentiamo ai funzionari dei Comuni di guadare nei conti correnti».

Chi dovrebbe poterlo fare?

«I magistrati dovrebbero essere gli unici ad avere questo diritto. Così come siamo contrari ai paradisi fiscali, non dobbiamo accettare la violazione del segreto bancario, se non in casi eccezionali. Mi auguro che intervenga la Corte di giustizia europea».

Non pensa ci siano le condizioni per una soluzione politica?

«Mi chiedo dove siano finiti i liberali. Queste novità indicano quanto la deriva autoritaria sia avanzata. Stiamo andando verso il Venezuela. Non verso l'Unione Sovietica, dove c'era qualcosa di tragicamente errato. In questa deriva c'è molto di farsa».

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