Non colpevole. Il ministero dell'Interno non dovrà risarcire la famiglia di un giovane italiano ucciso da uno straniero irregolare e con alle spalle una sfilza di decreti di espulsione. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Catania rigettando l'istanza, avanzata dai legali della vedova e dei congiunti della vittima, di citazione del ministero come responsabile civile nel processo per l'omicidio del pasticciere 30enne Santo Re, ucciso il 30 maggio 2025 davanti al bar Quaranta, in cui lavorava, sul lungomare Ognina di Catania, dall'immigrato irregolare Akbahue Innocent, 37 anni, dello Zimbawe. Lo straniero, che faceva il parcheggiatore abusivo, gli sferrò sei coltellate perché il 30enne, che lo conosceva e gli aveva persino offerto più volte aiuto, si rifiutò di pagargli il parcheggio. "La responsabilità della pubblica amministrazione non trova copertura" normativa, sentenzia la Corte, una decisione destinata a fare scuola in quanto, logica a parte, c'è finalmente un giudice a Catania, e mette nero su bianco che il ministero non è il capro espiatorio di ogni male inerente alla sfera dell'immigrazione. Nel caso specifico, non è il responsabile dei misfatti di un immigrato irregolare sul territorio. Si inverte, così, la tendenza dell'ultimo periodo che ha visto il ministero dell'Interno condannato a risarcire dei migranti per non averli autorizzati nell'immediato a scendere dalle navi traghetto delle Ong per metter piede illegalmente sul territorio italiano, a risarcire uno straniero per averlo trasferito e trattenuto in un Cpr in Albania, e persino a doversi sobbarcare un maxi risarcimento deciso dal tribunale di Palermo per il caso che vide nel giugno 2019 Carola Rackete, al timone della Sea Watch, forzare il blocco navale, violare più volte l'alt delle forze dell'ordine e attraccare a Lampedusa schiacciando sulla banchina, con una manovra azzardata, una motovedetta delle Fiamme gialle mettendo a repentaglio la vita di cinque finanzieri, reati a suo tempo ammessi dal giudice di Agrigento, ma perdonati alla paladina dei migranti e della sinistra con una gran pacca sulle spalle in nome dell'"adempimento di un dovere", quello di soccorrere i migranti. La richiesta degli avvocati dei congiunti della vittima, Alessandro Coco e Salvatore Leotta, non sta né in terra né in cielo, in quanto non c'è appiglio legale nel ritenere il Viminale responsabile delle azioni scellerate e criminose di un immigrato irregolare. Secondo la loro tesi: "Se Akbahue fosse stato espulso, Santo non sarebbe morto" e visto che il ministero ha "consentito e tollerato la permanenza sul territorio nazionale di un soggetto qualificato come indesideroso e pericoloso", allora deve pagare. Akbahue, infatti, ha un curriculum criminale di tutto rispetto, avendo collezionato nel tempo ben 6 ordini di espulsione in Italia dal 2007 a oggi. Tre di questi sono stati emessi proprio a Catania dal 2017.
Per la legge, la tesi che l'omicidio sarebbe la conseguenza della mancata espulsione non ha appigli giuridici.
Diversamente, per il ministero dell'Interno si sarebbe trattato della beffa oltre al danno, alla luce dell'impegno di questo governo a porre fine all'immigrazione clandestina e a incrementare il numero di espulsioni, con tanto di ostacoli da parte di alcuni magistrati e della sinistra pro migranti, pronta a insorgere al grido di "fascista" se si tratta di mandar via uno straniero. Resta, per tutte le parti, l'amarezza dell'uccisione brutale di un giovane dedito al lavoro, che non vedrà crescere la sua bambina avuta da poco.