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Sorrisi e tappeto rosso. Ma il Dragone affila i denti per "mangiarsi" Taiwan

L'isola è obiettivo dichiarato di Pechino. La difesa affidata alle armi Usa. Trump per ora non cede

Sorrisi e tappeto rosso. Ma il Dragone affila i denti per "mangiarsi" Taiwan
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Il nuovo Mao, Xi Jinping, ha accolto con il tappeto rosso il nuovo Cesare, o presunto tale, Donald Trump. Al primo incontro faccia a faccia il presidente americano ha lisciato il pelo del mandarino comunista, che ha risposto alla cinese con carota e bastone. Magistrale il riferimento alla trappola di Tucidide, una pietra miliare della geopolitica, che risale alla guerra del Peloponneso circa 400 anni prima di Cristo. Oggi come allora c'erano due grandi potenze, Atene e Sparta come la Cina e gli Stati Uniti. La potenza soprattutto economica, che avanzava sempre più, insidiava quella dominante dei guerrieri spartani. E alla fine furono gli alleati di Sparta a lanciare una dilaniante e sanguinosa guerra preventiva che durò quasi trent'anni.

Xi ha citato questo antico esempio di geopolitica, suonato probabilmente incomprensibile a Trump sul primo momento, per spiegare che il Dragone e lo Zio Sam possono convivere pacificamente gestendo interessi economici comuni dai dazi al commercio alle risorse fino ai microchip con l'intelligenza artificiale oppure fare la guerra. L'antica storia del Peloponneso della potenza globale emergente che "minaccia" l'egemonia di quella predominante. La scintilla potrebbe essere Taiwan, un'isola di 23 milioni di abitanti, patria dei microchip, che è libera, ma Pechino considera parte integrante della madrepatria. Per questo Xi ha messo in guardia Trump spiegando che "l'indipendenza di Taiwan e la pace tra le due sponde dello Stretto sono inconciliabili come il fuoco e l'acqua". Un braccio di mare largo fino a 180 chilometri, strategico per la Cina non solo dal punto di vista storico e politico. Taiwan fa parte di quella catena di isole che arriva fino al Giappone, barriera naturale verso il Pacifico presidiata o aiutata dagli Stati Uniti.

Non solo: il boccone Taiwan comprende la Semiconductor Manufacturing Company, la più grande azienda produttrice di semiconduttori al mondo, che con i suoi chip nei telefonini, i computer fa parte della vita di ogni giorno oltre ad arrivare anche alla guida dei missili. Un blocco navale e aereo totale di Taiwan, come le forze cinesi hanno fatto in esercitazione per mostrare i muscoli, sarebbe ancora più devastante dello stop energetico di Hormuz.

Il segretario di Stato, Marco Rubio, che fa parte della delegazione Usa al super vertice in Cina, ha dichiarato che la politica americana "non è cambiata" e la conquista militare dell'isola da parte cinese "sarebbe un terribile errore". Trump, per ora, sta evitando il delicato tema, ma parlerà più avanti, secondo fonti ben informate, dopo aver capito quanto otterrà da Xi sul tavolo del negoziato commerciale ed economico. Per il nuovo Mao papparsi Taiwan, se gli americani non chiudessero entrambi gli occhi, sarà un'impresa ardua. Le spiagge da T-Day sono solo sette e potentemente difese con armi Usa. Le forze armate di Taipei contano su 200mila uomini ben addestrati e 2 milioni di riservisti. Sull'isola sono stati ricavati 90mila bunker antiaerei, in garage sotterranei, metropolitane e condomini. Se sarà guerra è possibile che scoppi dall'interno con la quinta colonna che i cinesi coltivano da anni e la sponda del Kuomintang, uno dei due partiti che ha sempre gestito il potere sull'isola. Xi ha invitato in aprile a Pechino, Cheng Li-wun, la leader dello storico movimento nazionalista e conservatore. Il presidente in carica, il progressista Lai Ching-te, viene bollato come un pericoloso indipendentista.

Il destino dell'isola, però, potrebbe giocarsi al super vertice con un baratto economico-strategico senza precedenti fra il nuovo Mao e il nuovo Cesare, che magari resterà in parte segreto fino allo Zero day attack, il titolo di una serie tv di grande successo a Taiwan sull'invasione cinese.

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