Il sostegno italiano alla Libia? "Quel denaro un aiuto legittimo"

Il Consiglio di Stato da torto a Onu e associazioni: "Non c'è prova di una violazione dei diritti umani"

Il sostegno italiano alla Libia? "Quel denaro un aiuto legittimo"

Il sostegno dell'Italia alla Guardia costiera libica è «legittimo». Dopo il documento ufficiale con cui l'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha ammonito l'Italia sui respingimenti effettuati dalla guardia costiera libica accusata di violenze e collusione con i trafficanti, chiedendo di «astenersi dal far tornare in Libia le persone soccorse in mare e assicurare lo sbarco tempestivo in un luogo sicuro», arriva una sentenza del consiglio di Stato a rimettere in discussione il ruolo italiano. E a dire che è un «assunto del tutto ipotetico ed indimostrato» che «il supporto italiano alle forze libiche sia o sia stato quasi certamente destinato a rafforzare comportamenti e azioni costituenti illecito internazionale». Lo stesso "supporto" che invece esporrebbe secondo l'Onu il nostro Paese a ricorsi e azioni giudiziarie per violazione dei diritti umani.

Con queste motivazioni Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) che contestava lo stanziamento nel 2017 di 2,5 milioni di euro del cosiddetto Fondo Africa al ministero dell'Interno libico per la manutenzione di 4 motovedette e l'addestramento di 22 membri di equipaggio libici. Per l'Asgi, in questo modo l'Italia causerebbe un deterioramento delle condizioni dei migranti in Libia, «rendendo sempre più difficile la fuga dalle carceri dove la loro vita ed incolumità sono in costante pericolo». Invece, scrivono i magistrati, quell'intervento «aveva lo scopo di incentivare l'adozione da parte delle autorità libiche di pratiche rispettose del diritto internazionale nelle operazioni di controllo delle frontiere e di ricerca nelle acque prospicienti le coste».

L'Asgi sottolinea che le autorità libiche sono state e sono anche ora responsabili di violazioni dei diritti umani attraverso le stesse motovedette fornite dall'Italia. Dunque, sottolinea, anche il «finanziamento di strumentazione finalizzata a bloccare migranti in Libia deve essere qualificato come un'attività di respingimento de facto posta in essere dal nostro Paese». Il ricorso era stato respinto dal Tar e per questo l'Asgi si era rivolta al Consiglio di Stato che però non ha accolto le istanze. Per i magistrati di Palazzo Spada «manca qualunque prova del fatto che lo Stato italiano eserciti o possa esercitare un 'controllo' effettivo sul territorio libico, ovvero sulle autorità libiche, tale da poter configurare l'esistenza di una sorta di respingimento delegato' posto in essere dalle autorità libiche ma imputabile a quelle italiane, in violazione al principio di non refoulement stabilito dalle Convenzioni internazionali». Sconcerto tra gli avvocati Salvatore Fachile e Antonello Ciervo che hanno rappresentato Asgi: «Sono ormai noti i legami tra la Guardia costiera libica e le organizzazioni criminali e le violente modalità con cui i migranti vengono intercettati e riportati nel paese ed è evidente che alla luce di tali circostanze la strategia italiana dovrebbe essere valutata».