La sostenibilità passa anche attraverso la bellezza

S i parla molto di sostenibilità. Ne parlano i ragazzi dei licei, che grazie all'esempio della giovane attivista Greta sono tornati a battersi per la salvezza del pianeta, ne parlano i vecchi, quelli che già si battevano per un «futuro sostenibile» qualche decennio fa, e ora trovano una nuova platea cui rivolgersi. Ma che cos'è, realmente, la sostenibilità? E può avere a che fare con le nostre scelte quotidiane? Io credo di sì, poiché ogni nostra scelta, anche minima, comporta delle conseguenze. È una scelta ridurre il consumo di materiali inquinanti, come lo è l'attenzione che possiamo dedicare non solo alla bontà di un prodotto, ma, certamente, anche alla sua etichetta, per verificare che cosa esso contenga realmente, al fine di ridurre l'inquinamento del pianeta. Già, perché, come recita uno slogan gridato dai ragazzi di oggi, «non esiste un Pianeta B»: e allora, come per ognuno di noi è indispensabile curare il nostro piccolo giardino, o il terrazzo, o la nostra stessa casa, così, ragionando più in grande, non possiamo non porci il problema del luogo in cui noi tutti ci troviamo ad abitare, e cercare di preservarlo dalla distruzione cui la fine delle risorse naturali potrebbe portarlo nel giro di un tempo relativamente breve. Ma il problema, che ci crediate o no, non è solo etico: è anche culturale, dunque estetico. Sostenibilità, infatti, non è solo attenzione ai materiali, a ciò che consumiamo e che possiamo riciclare: è prima di tutto culturale, vuole dire cambiare gusti, orientamento, modus vivendi, scelte estetiche quotidiane. Questo cosa vuole dire? Che la scelta è prima di tutto istintiva, e non solo razionale: se impariamo a discernere ciò che è fatto bene, con amore, con cura, non solo guardando l'etichetta, ma semplicemente guardando, giudicando con i nostri occhi prima ancora che con la nostra mente, avremo scoperto il vero consumo etico, il modo di decidere cosa e come comprare, che sia sostenibile per noi stessi, per gli altri, in una parola per il pianeta.

Va infatti detto chiaro e forte: la bruttezza è insostenibile. Ciò che è brutto, sciatto, mal prodotto, fatto con furbizia e non con amore, è insostenibile. Ciò che è bello, è sempre sostenibile. Non ci credete? Pensate che sia una sparata, una provocazione? Niente affatto. Ciò che è fatto con amore, con dedizione, con attenzione, è sempre sostenibile: ciò che è fatto di fretta, solo per far soldi, dunque senza amore e senza attenzione, è insostenibile, e finirà per essere anche eticamente ed ecologicamente dannoso. Pensate all'architettura: quanti palazzacci brutti, sciatti, malfatti, realizzati con materiali scadenti e pericolosi sono sorti nel corso degli anni? Ebbene, credete che ci sia bisogno di andare a verificare pezzo per pezzo, mattone per mattone, se un edificio sarà «sostenibile» per il nostro futuro oppure no? Niente affatto: basterà guardarlo. Ciò che è fatto in maniera frettolosa e sciatta non durerà a lungo, e con tutta probabilità conterrà anche materiali scadenti, fragili, effimeri se non pericolosi. Ugualmente, per un abito, una camicia, una maglietta, non sarà diverso: ciò che il vostro sguardo riconoscerà come bello, sarà anche sostenibile. Persino per l'arte vale la stessa regola: con l'occhio possiamo riconoscere una buona opera d'arte da una brutta e sciatta, fatta solo per essere venduta oggi e mai per durare. Seguiamo allora la nostra mente, ma seguiamo soprattutto il nostro occhio e il nostro cuore: saranno loro, in ogni momento della nostra giornata, a dirci cosa amare, cosa comprare, cosa decidere se è buono o cattivo, se è sostenibile o insostenibile. La sostenibilità è prima di tutto bellezza. E la bellezza è sempre ecologica.

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