Gli ungheresi saranno oggi chiamati a scegliere tra Viktor Orbán e Peter Magyar, due figure in apparenza inconciliabili ma accomunate da un passato comune che, fuori dall'Ungheria, è poco noto. Ieri si è chiusa una campagna elettorale senza esclusioni di colpi tra accuse reciproche di corruzione, scandali privati, audio e video rubati, influenze esterne che hanno finito per mettere in secondo piano i temi. Per la prima volta da anni, secondo i sondaggi, il risultato delle elezioni in Ungheria sembra essere aperto. Orbán si presenta al voto dopo sedici anni di governo ininterrotti, continui bracci di ferro con Bruxelles e dopo aver reso Budapest la capitale del sovranismo europeo e del mondo Maga. Nelle ultime battute della campagna elettorale ha polarizzato i toni su sicurezza interna, opposizione all'Ue e fine della guerra in Ucraina.
Il governo a trazione Fidesz ha infatti continuato a intrattenere solidi rapporti di natura energetica ed economica con la Russia e i numerosi manifesti elettorali che ritraggono in modo grottesco Magyar e il Presidente ucraino Zelensky mostrano la posizione di Orbán sul tema. Si tratta di una linea che tocca sia la sensibilità della popolazione verso la minoranza ungherese in Ucraina nella regione della Transcarpazia sia la dipendenza energetica dell'Ungheria dal gas russo. Dall'altro lato, il leader dell'opposizione Peter Magyar, europarlamentare in quota Ppe che rispetto al 2022 è riuscito a dare un volto riconoscibile al mondo anti-Orbán, ha una parabola politica ed elettorale assai peculiare. Per vent'anni vicino Orbán ha alle spalle un lungo matrimonio con l'ex Ministro della giustizia di Orbán Judit Varga. Una storia d'amore finita nel 2023 tra strascichi e polemiche dopo che Magyar aveva diffuso in rete alcuni scambi telefonici privati dell'ormai ex moglie in relazione al controverso perdono presidenziale concesso a Endre Kónya dalla Presidente della Repubblica Katalin Novák costato le dimissioni sia della Varga che della Novàk.
Un evento che avrebbe idealmente lanciato la carriera politica di Magyar, in nome di una lotta alla corruzione e all'establishment.
Il suo partito Tisza, liberale ed europeista, prova a intercettare i delusi da Orbán e gran parte del voto di protesta contro il premier ungherese. Al di là dei temi su cui mira a erodere voti a Orbán come sicurezza e immigrazione, l'opposizione si conferma a favore del federalismo europeo e di un pieno ritorno da protagonista tra i vertici governativi di Bruxelles, mirando a sbloccare i fondi per anni tenuti congelati dalla Commissione. L'Ucraina, acceso terreno di scontro, vedrebbe un maggior sostegno da parte di un'Ungheria guidata da Magyar ma anche questo aspetto non è così scontato. Come segnalato dalla rivista Politico, Magyar si è presentato alle elezioni come l'uomo che potrebbe abbattere il sistema di potere di Orbàn ma sugli aiuti a Kiev ha spesso avuto una postura simile a quella dell'attuale Primo Ministro magiaro criticando le parole di Zelensky contro Orbán e difendendo più volte i diritti e gli interessi delle minoranze ungheresi in Ucraina. In un Paese polarizzato e diviso, il voto di domani sembra così assumere le sembianze di un referendum su Orbán.
Le urne saranno aperte dalle 6 alle 19 e 8,1 milioni di elettori (tra cui oltre mezzo milione di ungheresi all'estero) si recheranno ai seggi. Vari sondaggi internazionali sembrano a favore di Magyar ma il sistema elettorale misto ungherese lascia spazio anche a una vittoria di Fidesz.
Decisivi saranno vecchi e nuovi clivages elettorali: città contro campagne, opposizione alle realtà sovranazionali come l'Ue e sentimento pro-Europa. Con l'Ue ma anche la Russia e gli Stati Uniti in attesa di conoscere l'esito del voto ungherese.