Spagna, la maggioranza è un rebus

I sondaggi: socialisti avanti ma difficile l'alleanza con Podemos e catalani. Vox vola

Barcellona Sul finire di uno degli autunni più caldi a livello sociale e politico, e al capolinea di una delle campagne elettorali più narcolettiche, domani gli spagnoli per la quarta volta dal 2015 sono chiamati alle urne per eleggere i 350 deputati del Parlamento. Gli oltre cinquecento sondaggi, raccolti prima e dopo l'estate, danno in vantaggio il Partito Socialista (PSOE) dell'attuale premier facente funzioni, Pedro Sánchez che viaggia al 27,4% con 121 seggi. Segue il Partito Popolare (PP) di Pablo Casado, che con i suoi 38 anni, è il più giovane: le preferenze lo danno al 21,1% con una crescita importante di 4,4 punti rispetto alle legislative dello scorso aprile. I Popolari dovrebbero prendere 96 seggi, con un aumento di 30. Situazione opposta, invece, per Pablo Iglesias che col 12,7% di preferenze, perderebbe 1,6 punti, tenendo però la terza posizione, ma lontano dall'exploit di quattro anni fa e con lo spauracchio di essere superato da Vox, il partito di estreme destra di Santiago Abascal che ha il 12,5% di voti (+2,2) con 39 seggi. In caduta libera, l'ambizioso catalano, anti indipendenza, Albert Rivera, al timone di Ciudadanos: raschierebbe il 9,5% con uno sgambetto di 6,4 punti in meno e soli 20 seggi contro i 56 di aprile.

Questa la probabile fotografia del dopo elezioni. Una potenziale alleanza tra i Socialisti, Podemos e la Sinistra Repubblicana Catalana (Erc) permetterebbe di governare con 170 scranni, 6 in meno per la maggioranza assoluta. Restano seri dubbi sul fatto che Erc si allei nuovamente con i socialisti, dopo la sfiducia di aprile e i disordini di Barcellona seguiti alla sentenza. Oriol Junqueras, presidente di Erc, con la condanna a 13 anni e, soprattutto, l'interdizione a vita da ogni incarico pubblico, è fuori dai giochi.

Giovedì sera, dopo il dibattito in tv di martedì dei cinque candidati, è stato il momento delle candidate, in un faccia a faccia in versione femminile, dove sono state sparate le ultime cartucce, ma con pochissime scintille e una noia mortale: Inés Arrimadas (Cs), Ana Pastor (PP), María Montero (PSOE), Rocío Monastero (Vox) e Irene Montero (UP) sono sembrate poco brillanti, senza soluzioni per uscire dal blocco parlamentare al quarto appuntamento con le urne. Sul voto di domani, infatti, pesa la grande percentuale dell'astensionismo. Intanto la Catalogna è blindata da quasi cinquemila agenti tra Policia, Guardia Civil e Mossos d'Esquadra. A Barcellona si temono attentati, anche dinamitardi, e guerriglia da parte dei movimenti più radicali e violenti della galassia degli indipendentisti che non riconoscono Madrid.

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Commenti

kennedy99

Sab, 09/11/2019 - 12:35

per la quarta volta dal 2015 non come in italia che basta non andare al voto e di governi farlocchi se ne trovano a josa. vero caro presidente mattarella. il presidente della repubblica deve essere eletto dal popolo italiano e non dai cari cialtroni che siedono in parlamento.

gabriel maria

Dom, 10/11/2019 - 07:32

Questi votano e noi grazie all'uomo del colle ci dobbiamo sorbire i nostri politicanti.Comunque i socialisti spagnoli non sono certo come i nostri piddini!!!!!!Hanno idee vicine a quelle di Forza Italia...da tempo hanno abbandonato il comunismo.....