Spagna, la sfida di Sánchez: "No alla grande coalizione"

Il premier uscente promette un governo progressista Ma una coalizione di sinistra non avrebbe i numeri

Madrid - «Y ahora que?». È la domanda che gli spagnoli si fanno il giorno dopo l'ennesima e infruttuosa ripetizione elettorale. Lo scenario politico è più intricato, il Parlamento frammentatissimo. E ora che si fa? Parafrasando il motto dei Socialisti vincitori delle elezioni, Ahora sí. Il premier uscente Sánchez, domenica notte ha promesso alla Spagna «un governo progressista».

Lunedì mattina ha mandato avanti José Luis Abalos, ministro dello Sviluppo per commentare il da farsi. «La situazione è molto più complicata rispetto ad aprile - ha spiegato ai media Abalos - Servirà molto lavoro da parte nostra e anche molta responsabilità da parte di tutti partiti», per poi sottolineare che «il Psoe non punta a un governo di grande coalizione, perché la destra continua a non assumersi le sue responsabilità».

I numeri, al momento, non tornano. Una coalizione tutta di sinistra si fermerebbe a 158 seggi sui 176 della maggioranza: Sánchez potrebbe ottenere sì l'investitura a presidente del Consiglio, ma poi dovrà governare sotto il ricatto dai partiti indipendentisti catalani pronti a creare disordini urbani, e anche ostacolato dal Partito Popolare (Pp) e dalla ultra destra di Vox, che ha più che duplicato il consenso, nutrendosi della pessima gestione socialista degli ultimi sette mesi e delle violenze in Catalogna.

Y ahora qué? Sánchez ha tre possibilità, scartata la prima della «Große Koalition» alla tedesca, per l'alto tasso di litigiosità tra Psoe e Pp: chiedere alla destra di Pablo Casado di astenersi per facilitare la sua investitura a premier anche al secondo scrutinio. Socialisti e Podemos avrebbero, comunque, bisogno dei 23 seggi dei separatisti catalani, dei 3 di Más País, corrente fuoriuscita dal partito di Pablo Iglesias, dei 5 di Bildu (la coalizione dei partiti nazionalisti baschi di sinistra); inoltre il Psoe avrebbe bisogno che Vox non si mettesse di mezzo. Fattibilità? Quasi impossibile.

La seconda ipotesi è una variante della precedente: Psoe e Ciudadanos si accordano affinché passi l'investitura di Sánchez. La fattibilità è alta, se il Pp si astiene, ma i Socialisti e Podemos dovranno poi governare con una minoranza assoluta di soli 130 seggi, c'è il rischio d'instabilità con Vox nell'emiciclo. E Casado, che si dice disponibile a valutare ipotesi, non firmerà mai un assegno in bianco per un Sánchez ad interim.

Terza e ultima possibilità, è il «governo Frankstein». Un patto con Podemos e i partiti separatisti catalani e baschi: si governerebbe con 165 seggi, a 11 dalla assoluta. Non ancora sufficiente, ma si può governare. Fattibilità: difficile, i separatisti catalani di JxCat di Carles Puigdemont rifiuterebbero di appoggiare i socialisti e allora sarebbe decisivo il sostegno della Sinistra Repubblicana Catalana per dare vita al governo mostro, ma chi può davvero decidere in Erc, è il suo presidente Oriol Junqueras, attualmente ospite delle galere spagnole e interdetto dalla politica per una condanna a 13 anni per sedizione e disobbedienza.

Intanto ieri Albert Rivera, leader e creatore di Ciudadanos, movimento nato a Barcellona, dopo il tonfo di domenica (da 56 a 10 seggi), si è dimesso, abbandonando la politica attiva. I ribelli catalani, nel frattempo, hanno inaugurato i tre giorni di agitazioni, bloccando con 30 km di coda l'autostrada Francia-Spagna.

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Commenti

gabriel maria

Mar, 12/11/2019 - 18:07

Qualche traditore lo si trova sempre...anche in Spagna...basta pagarli....