Spagna al voto, rischio ingovernabilità

Socialisti avanti, popolari tentati dall'alleanza con Vox. Ma la maggioranza è un rebus

Spagna al voto, rischio ingovernabilità

Madrid Dopo un sabato di riflettori spenti, piazze vuote e silenzi, come impone la legge elettorale, oggi urne aperte in Spagna dalle otto del mattino per dodici ore filate. Per la terza volta dal 2016, 37 milioni di spagnoli aventi diritto di voto devono ricomporre Camera alta e bassa con lo spauracchio di non riuscire a cambiare nulla e impantanare il Paese nella palude dell'ingovernabilità.

Sono gigantesche e palpabili le incognite sull'esito finale di due mesi di campagna elettorale e, soprattutto, su quale aspetto avrà il Congresso lunedì mattina. Il disorientamento ha contagiato gli spagnoli, creando un'alta percentuale di indecisi dell'ultima ora, soprattutto tra le donne, fintamente corteggiate nei comizi. I Socialisti del premier uscente Pedro Sánchez silurato dalla falange nazionalista catalana, ex alleata esterna del suo Governo sfiduciato a febbraio sulla Finanziaria dovrebbero rastrellare tra il 27 e il 29 per cento di consensi, ottenendo circa 130 seggi che, con l'aggiunta degli alleati di Unidos Podemos e i baschi di PNV, totalizzerebbero 140/145 scranni: ancora troppo pochi rispetto ai 170 richiesti per avere un esecutivo di maggioranza assoluta, vaccinato contro la crisi. Almeno fino al 2023. È un'incognita anche il risultato di Vox, l'ultradestra che nel 2016 prese lo 0,2 per cento dei voti e ora punta al 20.

«Il partito di Santiago Abascal è un mistero. Soltanto domenica notte sapremo la misura del suo successo», spiega al Giornale Xosé M. Núñez Seixas, storico, scrittore, professore di Storia all'Università di Santiago de Compostella. «Il Partito Popolare si indebolirà, eroso da Vox al suo fianco destro, però, mi chiedo, quanti giovani elettori o astensionisti si convinceranno a votare l'estrema destra? Per contro, la paura che Vox incute potrebbe dare molte preferenze al Partito socialista, mobilitando anche gli elettori di sinistra che si erano astenuti».

Al timore di sbandare troppo a destra, si aggiunge la paura del pantano legislativo. «Nella totale incertezza, non sarei sorpreso se ci fosse una situazione ingovernabile e le elezioni dovrebbero essere ripetute entro sei mesi, come è successo a Rajoy nel 2015-2016», ci spiega Eusebio Val, politologo, editorialista e corrispondente dalla Francia per La Vanguardia, «Vox può avere un ottimo risultato, più alto del previsto, e questo cambierà tutto. Ma non trascuriamo il fattore Catalogna: l'onda emotiva per i prigionieri farà sì che la Sinistra Repubblicana Catalana (ERC) faccia il boom. Pertanto, lo scenario più probabile è una frammentazione totale, un Parlamento molto complicato con tanta instabilità a medio termine».

E benché il Paese rischi di vivere una nuova stagione di incertezza politica, l'economia corre. «La Spagna cresce per inerzia ma ha delle debolezze molto importanti», dice Mariano Guindal, prestigioso giornalista ed economista. «Il pericolo deriva dal non aver fatto i compiti nei quattro anni crescita. Il deficit è 2,5 e il debito è pari al 97% del Pil. Se i mercati dovessero attaccare l'Italia per la sua mancanza di rigore fiscale, la Spagna sarebbe contaminata e potrebbe subire una crisi finanziaria come quella del 2012. Abbiamo bisogno di un governo stabile per attuare le riforme strutturali. L'economia spagnola è una pianta infestante che ogni tanto necessita d'acqua per fiorire».

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