Sparò contro sei nordafricani: 12 anni al "Lupo di Macerata"

La Cassazione respinge il ricorso della difesa di Luca Traini: "Tentata strage aggravata dall'odio razziale"

Sparò contro sei nordafricani: 12 anni al "Lupo di Macerata"

Dodici anni, non un giorno di meno. La Cassazione ieri ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Luca Traini, il trentunenne che il 3 febbraio 2019 a Macerata sparò dalla macchina a sei immigrati. Confermata la condanna per tentata strage e anche l'aggravante dell'odio razziale.

La Suprema Corte ha anche stabilito, per vittime e parti civili, tra cui il comune di Macerata e la struttura territoriale del Pd, il diritto al risarcimento.

Il «Lupo di Macerata», testa rasata, un metro e 80, con il simbolo del movimento fascista eversivo «Terza posizione» tatuato sulla tempia destra, era legato ad ambienti dell'estrema destra e si era candidato con la Lega Nord alle comunali di Corridonia nel 2017, prendendo zero preferenze. Quel giorno era partito apposta dal suo paese di origine, Tolentino, con l'intento di colpire senza riserve. Sull'autostrada si era fermato per prendere un caffè e al barista aveva confessato candidamente il suo disegno: «Vado a Macerata e faccio una strage».

Giunto nel centro cittadino, aveva estratto una pistola Glock 17 semiautomatica calibro 9 e dall'interno della sua Alfa 147 nera aveva fatto fuoco contro gli immigrati. Solo per caso fortuito non aveva ucciso nessuno, ma aveva ferito sei nordafricani e colpito negozi ed edifici. Dopo aver scaricato l'arma, aveva legato la bandiera tricolore sulle spalle e facendo il saluto romano aveva urlato «Viva l'Italia» davanti al monumento ai Caduti. Poi si era lasciato ammanettare, dicendo ai carabinieri di aver sparato per «vendicare l'uccisione della giovane Pamela Mastropietro», la 18enne romana fuggita da una comunità di recupero e poi uccisa e smembrata il 30 gennaio 2018 da Innocent Oseghale, il pusher nigeriano condannato in Appello all'ergastolo per il macabro delitto.

In primo grado Traini era stato condannato a 12 anni di reclusione con rito abbreviato. Pena chiesta anche dal sostituto pg della Cassazione, Marco Dall'Olio, nella sua requisitoria davanti ai giudici della sesta sezione penale, chiamati a decidere se accogliere o meno il ricorso dell'imputato contro la sentenza pronunciata dalla Corte d'assise d'appello di Ancona il primo ottobre 2019. «È corretto definire strage ciò di cui ci stiamo occupando oggi - aveva sottolineato Dall'Olio -. Traini voleva uccidere un numero indeterminato di persone». Per questo, il magistrato ha ricordato la «sequenza impressionante di colpi, con 17 bossoli e 14 frammenti di proiettili rinvenuti», sparati «a distanza ravvicinata e ad altezza d'uomo», rivolti «verso persone, esercizi commerciali e anche verso la sede di un partito». «Chiunque si fosse trovato a passare di là, sarebbe potuto essere attinto dai colpi», ha aggiunto Dall'Olio.

L'avvocato Fausto Coppi, difensore dell'imputato, aveva invece chiesto di escludere il reato di strage aggravata dall'odio razziale. «Da parte di Traini non c'era volontà di colpire chiunque mentre nella strage c'è l'indeterminatezza delle vittime - aveva ricordato Coppi -. Nel suo comportamento non c'è odio razziale. Traini, colto da un impulso irresistibile, voleva colpire solo i neri, ergendosi a vendicatore, perché riteneva i neri responsabili dello spaccio di droga». Ma la Cassazione ha sposato la tesi dell'accusa e per Traini restano i 12 anni di carcere.

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