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Spari al corteo Anpi a Roma, la Digos segue la pista del lupo solitario

Gli inquirenti escludono una organizzazione dietro l'attentato. Aperto un fascicolo per lesioni gravi

Spari al corteo Anpi a Roma, la Digos segue la pista del lupo solitario
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Un lupo solitario. Un esaltato che non apparterrebbe ad alcuna organizzazione terroristica. Questa la pista seguita dagli uomini della Digos che, assieme ai loro colleghi del commissariato Colombo, da 24 ore cercano di dare un nome all'attentatore del 25 aprile. Un'azione decisa in pochi istanti al termine del corteo dell'Anpi partito da Porta san Paolo e terminato al parco Schuster. Un gesto grave anche se, sottolineano gli inquirenti, l'arma usata per colpire la coppia di sessantenni non avrebbe potuto uccidere. Tanto che la Procura di Roma, ottenuta l'informativa, apre un fascicolo per lesioni gravi escludendo, per il momento, il tentato omicidio.

Certo è che a Nicola Fasciano, 66 anni, e a Rossana Gabrieli, 62 anni, psicologa e attivista di Sinistra Italiana ad Aprilia, entrambi iscritti all'Anpi, sarebbe potuta andare peggio. I proiettili, almeno sei, esplosi a distanza ravvicinata da una pistola ad aria compressa, da softair, li colpiscono al collo, a una mano e alla schiena ma senza gravi conseguenze. La potenza di fuoco di un'arma di questo genere, fortunatamente, non è paragonabile a quella di una pistola vera. Anche se i pallini hanno un diametro nient'affatto trascurabile: sei millimetri per un peso di circa 0,20 grammi. Alcuni di quelli esplosi sono stati repertati dalla scientifica e saranno sottoposti a perizia balistica per risalire al modello esatto dell'arma. Intanto gli agenti stanno ancora visionando le telecamere della zona, dalla via Ostiense a quelle su via delle Sette Chiese, dov'è avvenuto l'attentato. Altro elemento certo: Fasciano e Gabrieli erano ben riconoscibili dai fazzoletti tricolori dell'Anpi e l'uomo, un giovane con una giacca mimetica verde e casco integrale in testa, va sul sicuro. Il suo obiettivo è quello di colpire dei compagni terrorizzandoli. Fatto che conferma la matrice dell'aggressione. Ma l'attentatore non conosce le sue vittime, quasi certamente il maxi scooter utilizzato è pulito, forse con targa falsa. Nessuna rivendicazione, altro dato certo, tanto da escludere la firma di un gruppo ben strutturato della destra eversiva. La dinamica, poi, confermerebbe le prime ipotesi investigative. In nessun caso un attentato a colpi d'arma da fuoco viene compiuto da una sola persona, scenario che porta gli inquirenti all'azione di uno squilibrato invasato dall'ideologia.

Oltre alle testimonianze e ai filmati delle telecamere, s'indaga nei centri e campi softair della capitale e nei negozi specializzati nella vendita dell'attrezzatura da "gioco". "Un agguato vile - sottolinea Rossana Gabrieli -, questa gente va fermata".

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