"Speranza finge di non capire": mossa a sorpresa dai giudici sul piano segreto

Il ministero della Salute deposita al Tar lo studio di Merler. Ma FdI aveva chiesto il Piano segreto anti-Covid

"Speranza finge di non capire": mossa a sorpresa dai giudici sul piano segreto

La mossa è curiosa e coglie di sorpresa pure i ricorrenti. Dopo aver depositato una prima memoria difensiva, l'avvocato che difende il ministero guidato da Roberto Speranza venerdì scorso ha inviato al Tar del Lazio una seconda memoria corredata da un "deposito documentale". Sono due pagine, ma di importanza non indifferente nella querelle che ruota attorno al "piano segreto" anti-Covid. Presentandosi come "parte diligente", il dicastero della Salute ha provveduto al "deposito in giudizio" di un file: è forse il tanto misterioso "Piano operativo" realizzato nei primi giorni di febbraio e mai reso pubblico? No. È di nuovo lo studio di Stefano Merler.

Il prossimo 22 dicembre il dicastero dovrà presentarsi di fronte ai giudici del Tar laziale per via del ricorso presentato da due deputati di Fratelli d'Italia. Galeazzo Bignami e Marcello Gemmato, dopo aver fatto un accesso agli atti per ottenere il "piano segreto" anti-Covid, si sono rivolti al tribunale amministrativo affinché le toghe costringano il ministero a pubblicare il documento. L'obiettivo è quello di ottenere il dossier citato da Andrea Urbani, direttore della Programmazione al ministero, in una intervista al Corriere di aprile, quando smentì l'esistenza di "vuoti decisionali" nella prima ondata rivelando che "già dal 20 gennaio avevamo pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito". Come rivelato dal Giornale.it, dalle parti di viale Lungotevere Ripa 1 hanno risposto picche alla richiesta di trasparenza e nella prima memoria difensiva l'avvocatura dello Stato ha mostrato i denti. La linea difensiva è questa: affermare che tutto sarebbe sorto da "erronee interpretazioni delle dichiarazioni rese" da Urbani, che il testo richiesto dai ricorrenti sarebbe solo lo studio realizzato da Stefano Merler e che dunque non esiste alcun "piano". Posizione già in passato tenuta sia dal ministro che da altri esponenti del governo, così come da Agostino Miozzo del Cts, sebbene una fonte altamente qualificata del Giornale.it e i verbali del Cts dicano il contrario. Un Piano operativo di preparazione e risposta a diversi scenari di possibile sviluppo di un’epidemia da 2019-nCov esiste eccome, e sebbene tutti ne parlino ancora non è stato reso noto ufficialmente.

Per il ministero però "Piano" e "l'analisi" di Merler sono la stessa cosa. Viale Lungotevere Ripa ammette che il 12 febbraio è “venuto a conoscenza” dello studio, ma nega che fosse “ad esso diretto” o che lo abbia “acquisito”. Ad averlo sarebbe il Cts, che è parte della Presidenza del Consiglio dei ministri. Dunque: bussare pure a Palazzo Chigi. Letta questa memoria, Bignami, Gemmato e l'avvocato Marzot Silvia che li assiste si erano messi l'anima in pace e attendevano l'udienza fissata per martedì prossimo. Invece venerdì è spuntata la "seconda memoria". L'avvocatura dello Stato, per mostrarsi come "parte diligente" ha fatto lo sforzo di chiedere al Cts "il documento di cui era stato chiesto l'accesso (cioè lo studio elaborato dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento dal titolo Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul Servizio sanitario, nel caso in cui il virus non possa essere contenuto localmente)" e lo ha depositato. Come a dire: partita finita e tutti contenti.

Il problema è che Bignami, Gemmato e tanti cittadini di quello studio non se ne fanno nulla. Oltre ad essere già stato pubblicato, i parlamentari non ritengono sia quello il "piano" di cui parlava Urbani nell'intervista. Una fonte del Giornale.it assicura infatti che i due documenti sono distinti. Quello che Merler presenta il 12 febbraio al Cts è una relazione fatta di proiezioni e studi matematici. Ma si ferma lì e non dà indicazioni. Niente a che fare, quindi, con le linee guida e gli scenari che verranno poi inseriti nel piano elaborato interno al Comitato tecnico scientifico. Quello che ne esce fuori (oltre due settimane dopo l'analisi di Merler), infatti, è un lavoro molto più complesso. Una bozza di quel "piano" il 20 febbraio viene presentato con tanto di slide al ministro Speranza, come riportato nel Libro nero del coronavirus (leggi qui). Possibile che Urbani, o il giornalista che ha riportato l'intervista, volesse dire "20 febbraio" invece di "20 gennaio" riferendosi al "piano secretato" utilizzato per rispondere al coronavirus? Può darsi.

"Adesso basta - attacca Bignami - Il Ministero sta prendendo in giro gli italiani e fa finta di non capire. E anche l’avvocatura dello Stato risponderà di quello che ha scritto e prodotto. Perché questa volta portiamo tutto alla Procura Penale. Lo avevamo detto fin dall’inizio: non provassero a produrre lo studio Merler, vogliamo il piano segreto di cui da aprile parla Urbani, dirigente del ministero. Lo studio Merler è un modello predittivo che ipotizza scenari sulla diffusione del Covid. Urbani parla in diverse interviste del piano di contrasto al Covid. Sono due cose radicalmente diverse. Nei prossimi giorni formalizzeremo le denunce penali perché evidentemente è l’unica soluzione che ci lasciano tutti coloro che stanno nascondendo questi domunenti. Perché l’alternativa è che non esista alcun piano di contrasto alla pandemia e che quindi gli alti funzionari del Ministero abbiano mentito agli italiani. Quindi o c’è incompetenza o c’è malafede. Comunque Speranza e i vertici del ministero devono rispondere".