Sprint sul Recovery: due mesi per rifarlo. Le risorse Ue calano a 191 miliardi

Il ministro Franco in audizione: "Serve pragmatismo". Governance al Mef con audit esterna. I fondi faranno crescere il Pil del 3%. Non ci sarà la riforma del fisco

Sprint sul Recovery: due mesi per rifarlo. Le risorse Ue calano a 191 miliardi

Non è una semplice limatura al testo del precedente governo. Il ministro dell'Economia Daniele Franco è alle prese con una riscrittura del Recovery plan italiano e per farlo ha a disposizione una manciata di settimane. «I tempi sono stretti: abbiamo meno di due mesi per finalizzare il piano, per questo la definizione non può subire battute d'arresto», ha spiegato nella sua prima audizione parlamentare. Il senso è che il tempo per il confronto scarso anche perché il piano dovrà essere aggiornato.

Intanto sono cambiate le cifre. Il Recovery fund «prevede fondi a disposizione del nostro Paese per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 sotto forma trasferimenti, 127 sotto forma prestiti», ha spiegato Franco. Il ricalcolo della cifra complessiva alla luce del Pil del 2020 fa sì che la stima delle risorse effettivamente a disposizione dell'Italia sia 191,5 miliardi, «leggermente inferiore a quella indicata a gennaio».

A variare è la parte prestiti. E ci saranno conseguenze sui singoli capitoli di spesa. «Occorre tarare il valore dei nostri progetti sulle risorse effettivamente disponibili», ha aggiunto il ministro. Possibili quindi modifiche, ma non alla ripartizione tra i grandi capitoli del piano.

Ieri, 8 marzo, Franco si è concentrato sulla «disparità» tra Nord e Sud, giovani e donne, alla quale il Recovery può dare una «risposta concreta». Il tasso di occupazione femminile «è del 18% inferiore rispetto agli uomini e dell'8% rispetto alla media Ue». Il piano può avere un impatto sul Pil «anche oltre il 3%».

Il piano sarà quindi concentrato sulle linee guida europee. Ci saranno le riforme, ma non quella del fisco: «Serve una riforma ampia e di sistema, ma questo è un tema che, ragionevolmente non può essere affrontato in questo contesto». Dove il contesto è sicuramente quello europeo - a Bruxelles non vedono di buon occhio un intervento sull'Irpef - ma anche quello politico, con una maggioranza eterogenea e con posizioni diverse sul fisco.

Ci sarà un intervento per rendere «la digitalizzazione delle strutture finanziarie dello Stato» che «può aiutare l'azione di contrasto all'evasione. Lì vi possono essere dei passi in avanti, vi sono degli interventi sulle infrastrutture del Paese che possono avere effetti sul funzionamento del sistema fiscale».

Poi ci sono «riforme particolarmente importanti», la Pubblica amministrazione e della giustizia e una «terza area molto importante di riforma riguarda la semplificazione normativa trasversale». Priorità, ma forse troppo complesse. «Vorrei ricordare, nel delineare i diversi progetti, che occorre tenere a mente» i tempi «molto serrati richiesti dalla scadenza. Bisogna essere molto pragmatici».

Particolare attenzione è stata rivolta alla gestione delle risorse, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla consulenza a McKinsey. Franco ha sostenuto la necessità di una «governance robusta e articolata». Il metodo scelto è su «due livelli» tra di loro «strettamente interconnessi».

«Da un lato, stiamo considerando la costituzione di una struttura centrale di monitoraggio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), presso il Mef, a presidio e supervisione dell'efficace attuazione del Piano». Poi una «unità di audit, indipendente, responsabile delle verifiche sistemiche, a tutela degli interessi finanziari dell'Ue e della sana gestione del progetto».

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