Standing ovation per la band ucraina che va dritta verso la vittoria

Ieri prima serata dell’Eurovision tra musica folkloristica e mega show

Standing ovation per la band ucraina che va dritta verso la vittoria

Come prevedibile l’Ucraina vola verso la finale di sabato e la probabile vittoria. Nella prima serata di questo immenso Eurovision Song Contest la Kalush Orchestra inviata a Torino per rappresentare il paese devastato dall’invasione ha passato agevolmente il turno insieme agli artisti di altre nove nazioni. Durante l’esibizione si erano già presi la standing ovation del pubblico del palazzetto dove spuntavano bandiere ucraine. E i ragazzi della band sono ben consapevoli di essersi trasformati in simbolo del loro Paese. “Siamo contenti di essere stati votati e ringraziamo tutti quelli che hanno deciso di appoggiare l’Ucraina”, ha detto il leader Oleh Psjuk nella conferenza stampa seguita allo show, “Siamo qui per dimostrare che la musica e la cultura dell’Ucraina sopravvivono”. Ma la promozione che sabato si potrebbe trasformare in un omaggio planetario all’Ucraina e in un grido corale contro la Russia non pare del tutto regalata sull’onda dell’emozione della guerra. “Stefania”, il brano folk/rap omaggio alle madri, e dunque alla madrepatria, non stona per nulla in confronto a quello che si è sentito durante la serata. Anzi, a dirla tutta, pare uno dei migliori con quel “Stefanìa” che rimane impresso nel cervello. Del resto non è che ci volesse molto a primeggiare tra i brani ascoltati nel primo appuntamento dell’Eurovision: a tratti pareva di trovarsi nelle selezioni di “X Factor”, quando si presentano i gruppi più strani o improbabili.

Tra i norvegesi vestiti come lupi gialli che cantano “banana”, i trenini che uniscono i Moldavi alla Romania, in certi momenti si rasenta la saga di paese, senza offesa per le sagre. Ma anche questo è l’Eurovision Song Contest, ogni paese porta la sua tradizione, il suo folclore e i suoi suoni rimasti anche antiquati. Per fortuna c’è la fantastica scenografia di Francesca Montinaro con il palco posizionato sopra una piscina artificiale e il sole sullo sfondo. Aprono il cuore anche le coreografie di Emanuele Cristofoli, in arte Laccio, che sollevano di molto l’asticella dello spettacolo. Bellissimi gli scorci dei paesaggi italiani delle clip in onda tra un brano e l’altro anche se nessuno capisce (e non c’è) il collegamento con le canzoni in gara. Ma ci sono anche brani di qualità e sostanza come quello delle sorelle islandesi che intonano la melodica “Med Haekkandi sol” o della portoghese Maro. Grande pregio è la brevità dello show: i cantanti si susseguono senza interruzione e incidenti uno dopo l’altro, alle 23,15 è già tutto finito e si decretano i dieci paesi su 17 che passano il turno. In questo ritmo serrato, poco spazio è riservato ai tre conduttori Laura Pausini, Mika e Cattelan, che tra l’altro gli italiani non sentono parlare.

In questo Paese in cui pochi sanno l’inglese serve la (più o meno) traduzione di Malgioglio, Gabriele Corsi e Carolina Di Domenico con contorno di commenti inutili come “bello”, “grandioso”, “fantastico”. Comunque la Pausini, in fucsia, dice “ne ho visti di palazzetti pieni di persone, ma voi siete un oceano di cuori”. Ovazione per Diodato che porta la sua “Fai rumore” in versione coreografica a Torino come gesto di riparazione per l’Eurovision 2020 realizzato in collegamento causa Covid. Il pubblico ha ballato invece con Dardust e Benny Benassi. Domani seconda semifinale e sabato si vedrà se tutta l’Europa starà con l’Ucraina. Ecco, intanto, i primi dieci finalisti: Svizzera: Marius Bear con "Boys Do Cry" Armenia: Rosa Linn, con "Snap" Islanda: Sigga, Beta, Elìn con "Með Hækkandi Sól" Lituania: Monika Liu con "Sentimental" Portogallo: Maro con "Saudade Saudade" Norvegia: Subwoolfer con "Give That Wolf A Banana" Grecia: Amanda Tenfjord con "Die Together" Ucraina: Kalush Orchestra con "Stefania" Moldavia: Zdob şi Zdub & Fraţii Advahov con "Trenulețul" Paesi Bassi: REDDI con "The Show"

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