Mercati in subbuglio e sterlina in discesa nel Regno Unito, mentre il governo continua a navigare in acque molto agitate. La settimana appena passata è stata sicuramente, per il Premier britannico Keir Starmer, la più difficile di tutto il suo mandato e i giorni a venire non lasciano presagire nulla di buono. Il primo ministro ha fatto in tempo a sostituire il ministro alla Sanità dimissionario Wes Streeting con James Murray, deputato poco noto all'opinione pubblica con precedenti esperienze al dipartimento del Tesoro, ma l'incertezza sul suo futuro rimane. Soprattutto ora che si fa sempre più concreta la discesa in campo del suo avversario più pericoloso.
Andy Burnham, attuale sindaco di Manchester, ripreso ieri mentre faceva la sua corsetta mattutina, non ha mai nascosto le sue ambizioni nei confronti del premierato. In politica da quando era poco più che ventenne, è stato junior ministro sotto Tony Blair e Gordon Brown. Fu proprio dopo le dimissioni di quest'ultimo, nel 2010, che si candidò alla leadership per la prima volta, per poi ritentare cinque anni più tardi quando perse di poco contro Jeremy Corbyn, ma divenne ministro agli Interni del suo governo ombra. Nel 2017 Burnham ha lasciato il Parlamento per diventare sindaco di Manchester e attualmente è al suo secondo mandato. Adesso si alle elezioni suppletive di Makerfield con l'ok arrivato (in anticipo) dal partito e se dovesse vincere e ottenere quindi un seggio in Parlamento, ha già dichiarato di voler sfidare Starmer in una corsa alla leadership. Il condizionale comunque rimane d'obbligo, poiché la vittoria non è così scontata come negli ambienti favorevoli a Burnham si vorrebbe far credere e questo voto rischia di tradursi nell'ennesima sconfitta dei laburisti. Anche in questo distretto infatti, l'opinione pubblica è divisa e la delusione nei confronti del partito di Burnham è tangibile.
L'analista della Bbc, sir John Curtis, ha spiegato che il sindaco di Manchester sta per affrontare una sfida enorme con questo voto. "I 13 punti che nel 2024 separavano il Labour da Reform - ha sottolineato - adesso sono una maggioranza più piccola di quella che i laburisti avevano nelle suppletive di Runcorn, vinte lo scorso anno di stretta misura dal candidato di Farage". Al momento quindi sono aperti diversi scenari, tutti ipotetici. È possibile, dicono gli analisti, che dopo settimane di pressioni, il Premier ne abbia semplicemente abbastanza e decida di farsi da parte di sua spontanea volontà, ma visto il carattere del personaggio questa sembra l'ipotesi meno plausibile. Se Burnham dovesse invece vincere le elezioni, potrebbe essere in grado di avere sufficienti supporter per avviare una procedura formale per la corsa alla leadership. L'ex ministro Wes Streeting gli ha già garantito il proprio sostegno definendolo "uno dei migliori candidati del partito".
Esiste in questo caso anche la possibilità che Starmer decida di lasciare, subito dopo l'eventuale vittoria di Burnham, evitandosi cosi l'umiliazione di una sconfitta quasi certa nella corsa per la leadership.
Ma è un'ipotesi concreta anche una disfatta di Burnham alle elezioni, che riporterebbe in gioco tutti i protagonisti della vicenda, estendendo l'incertezza sul futuro del premier ancora chissà per quanto tempo. Proprio quello che il primo ministro vuole evitare, per impedire che a farne le spese sia l'economia del Paese, già negativamente influenzata dalle turbolenze di quest'ultima settimana.