Stop alla spending review Revocati i commissari

Meglio evitare rogne ai partiti, ritirata la nomina di Castelli e Garavaglia. La palla ora passa a Tria

Stop alla spending review Revocati i commissari

Roma Fermata in partenza. La spending review gialloverde non è nemmeno iniziata, ma il governo si è già esibito in un classico, il «licenziamento» dei volonterosi che intendono mettere mano ai tagli alla spesa pubblica. Il 18 aprile la notizia della nomina di Laura Castelli (M5s) e Massimo Garavaglia (Lega), viceministri all'Economia, decisa dal consiglio dei ministri riunito a Reggio Calabria. Ieri l'indiscrezione: i nuovi commissari non inizieranno nemmeno a lavorare, la nomina è stata ritirata all'unanimità dal governo.

Castelli e Garavaglia non hanno fatto in tempo come i predecessori ad entrare in conflitto con il premier, come successe ad esempio a Carlo Cottarelli ai tempi di Renzi premier (poi raccontò che mentre lui tagliava il governo si inventava o incrementava altre voci di spesa). Né dovranno subire l'umiliazione di scrivere documenti impegnativi destinati a restare lettera morta, come è successo più o meno a tutti gli altri commissari da Tommaso Padoa Schioppa in poi.

Il governo ha semmai voluto evitare uno scenario come quello che si verificò con il governo Monti. La nomina di Enrico Bondi con una missione precisa, racimolare tre miliardi di euro, fatta fallire dalla resistenza dei ministeri. L'esecutivo Monti optò per una stangata fiscale sulla casa e il giro di vite sulle pensioni.

Anche oggi la spending reiview parte da obiettivi ambiziosissimi. Intanto già quest'anno il governo dovrà trovare due miliardi di euro in tagli ai ministeri. Spesa vera, inciderà sui servizi pubblici e poi graverà sulle autonomie locali. Stesso impegno per il 2020, mentre nel 2021 la spending review dovrà dare 5 miliardi, che diventano 8 nel 2022.

Un impegno considerevole, complicato anche per due commissari espressione diretta della maggioranza di governo.

La palla della spending dovrebbe quindi passare direttamente al ministro dell'Economia Giovanni Tria, che ha fissato gli obiettivi ambiziosissimi di riduzione della spesa. Meglio, insomma, un parafulmine tecnico che dare a due esponenti politici del governo l'onere di tagliare la spesa di altri dicasteri.

Gli obiettivi della spending review non sono compresi nella partita più ampia della manovra in programma per il 2020, con 23,1 miliardi di aumenti Iva da evitare. Ma anche in questo caso la posizione ufficiale della maggioranza è che le risorse andranno trovate con tagli alla spesa. Un altra spending review molto più consistente di quella messa a bilancio nel Documento di economia e finanza. Una mission impossibile, se non si deciderà di utilizzare la leva fiscale. Difficile quindi evitare la revisione delle cosiddette spese fiscali, benefici accumulati negli anni, in parte regalie elettorali in altri sgravi necessari. Un altro classico che si tramanda di governo in governo. Tornerà di attualità quando il governo si interrogherà su come finanziare la flat tax. Unico modo per fare calare le tasse è intaccando i benefici fiscali. Ma questo comporterà un aumento della pressione fiscale.

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