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Stranieri, isolati e instabili. Ecco l'esercito dei 700 Salim. "Sono liberi e pericolosi"

I dati del ministero della Salute, l'alert dei pm sui soggetti "persi" dai centri di supporto e a rischio crimine. La Società di Psichiatria: "Scelta di radicalismo più alta nei fragili"

Stranieri, isolati e instabili. Ecco l'esercito dei 700 Salim. "Sono liberi e pericolosi"
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La tentazione della radicalizzazione islamica arriva (anche) per solitudine, per rabbia. Serpeggia nelle chat e solletica un disagio mentale che diventa odio sociale. Anche quando non è direttamente etichettabile come jihadismo o apertamente pronunciata in nome di Allah, trova terreno fertile tanto più se c'è fragilità mentale. La strage di Modena di Salim El Koudri, ora in carcere sotto sorveglianza psichiatrica, ha sollevato il problema della gestione dei malati psichici e della "psichiatrizzazione dei reati".

Il 31enne marocchino soffriva di schizofrenia, era stato in cura al centro di salute mentale di Modena ma da due anni aveva sospeso le cure (la Asl non poteva costringerlo a continuarle, sarebbe stata coercizione). Ma l'uomo non rientrava nell'elenco che, forse, va temuto ancora di più: quello dei 700 soggetti psichiatrici - senza contare gli altri 15mila, anche italiani, in libertà vigilata e affidati ai Dipartimenti di Salute Mentale - che le Procure definiscono "ad alta pericolosità sociale" (con reati alle spalle) e che sono a piede libero perchè non c'è posto nelle Rems. Un "esercito" di potenziali Salim.

L'errore risale al 2014. "Una legge sbagliata ha chiuso gli ospedali psichiatrici giudiziari - spiega Giuseppe Nicolò, psichiatra vice presidente della società Sip, docente alla Sapienza e direttore del dipartimento salute mentale della Asl di Roma 5 - sostituendoli con le Rems, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza: sono 31 strutture con 632 posti in tutto, insufficienti. La legge vieta la detenzione in carcere di pazienti oggetto di misure di sicurezza, facendo così ricadere la responsabilità della loro gestione sui Dipartimenti di salute mentale".

È quello che gli esperti definiscono una "psichiatrizzazione dei reati": di fatto il mandato di custodia e controllo di persone socialmente pericolose viene affidato alla psichiatria. Tanto che le strutture psichiatriche sono sature di soggetti con reati alle spalle, in un cortocircuito delicatissimo. "Gli psichiatri sono sanitari, non il braccio del Ministero dell'Interno. Rispondiamo della cura, non del controllo della pericolosità" sottolinea Nicolò, portando l'attenzione su una priorità: non ci si permettere di "perdere per strada" i pazienti gravi.

Salim è uno di quelli che si era perso per strada: aveva deciso di interrompere la terapia (e si sa che, nel momento in cui una cura psichiatrica viene sospesa di colpo con il fai-da-te provoca ancora più squilibrio). E in questi casi cosa si può fare? "Se da una parte la psichiatria viene descritta come quella che obbliga ma poi viene considerata responsabile di ciò che accade, allora non va per niente bene - commenta Nicolò - Se un paziente ha disturbi gravi, forse va seguito di più. Se sospende il trattamento dobbiamo capire se è effetto del disturbo stesso o se è una scelta".

In Emilia Romagna, dove vivono 560mila migranti, ben 10mila sono in carico ai dipartimenti di salute mentale. Trentamila quelli seguiti in tutta Italia: principalmente per depressione e per schizofrenia (che risulta le seconda causa di disagio). A dirlo sono i dati raccolti dal Rapporto sulla salute mentale 2024, che definisce i contorni di un'emergenza mentale sempre più accentuata. "Per questo - spiega Nicolò - Sarebbe opportuno avere i dati sullo stato psichiatrico delle persone con due anni di ritardo, dovremmo avere un quadro in tempo reale per poter affrontare davvero il problema". Il piano di Salute mentale del Ministero della salute stanzia quasi 300 milioni fino al 2030 (una media di 80 milioni all'anno) per potenziale il disagio psichico, per aumentare i servizi e il personale. E soprattutto per "stanare" quel disagio mentale non intercettato, non registrato.

Un sottobosco popolato da disturbi a cui nessuno ha dato un nome, che nessuno ha cercato di curare e che sembrano "bombe a orologeria" pronte a esplodere. O perfette per far cadere chi ne soffre nelle trappole dell'odio sociale, dell'atto folle, dell'emulazione.

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