Lo studio: 10 milioni di poveri. Rinviata l'ecotassa "grillina"

Sospese plastic e sugar tax ma il Def apre le porte ad altri aumenti. Oggi il governo ufficializza il crollo: Pil giù dell'8%

Trattative notturne, tempi supplementari per sfiancare i ministeri che battono cassa e depotenziare le richieste che arrivano dalla maggioranza. Sarebbe una sessione di bilancio ordinaria, se non fosse per l'emergenza coronavirus. E se non fosse che i numeri inseriti nello stesso Def che il governo tarda ad approvare finiranno nei libri di storia del Paese.

Anche ieri il cdm che avrebbe dovuto approvare il Documento di economia e finanza è slittato, probabilmente a stamane. Rimandata anche la richiesta di scostamento di bilancio, 55 miliardi di euro di deficit aggiuntivo per i quali il Parlamento deve dare un via libera obbligatorio e che servono a finanziare il decreto di aprile. Decreto che, a questo punto, è destinato a slittare a sua volta probabilmente a maggio. Nel dl sono contenuti 13 miliardi di euro per la Cassa integrazione e 12 miliardi di euro di anticipazioni di liquidità per coprire debiti commerciali. Ieri l'Inps ha fornito i dati della cig: sono 6,75 milioni i lavoratori beneficiari.

La trattativa è proprio sulle misure da inserire nella terza legge sull'emergenza. Le critiche ai prestiti garantiti, troppo esclusivi e complicati da ottenere, e alla rigidità del lockdown hanno fatto riprendere quota alle proposte di chi nella maggioranza ha più a cuore il destino delle imprese. Dopo il piano del ministro Patuanelli, con i contributi a fondo perduto per le micro imprese, ieri ha rifatto capolino la sospensione per un anno di plastic e sugar tax. Iniziativa di Italia viva, che non ha mai digerito la tassa cara ai 5s. Accorto politico last minute, perché l'ultima bozza del Def dice altro. Per fare quadrare il bilancionel 2021 si punterà sul «contrasto all'evasione fiscale e le imposte ambientali, unitamente ad una riforma della tassazione che ne migliori l'equità». Dove equità significa aumenti delle imposte per i più. Se e come questa indicazione si tradurrà in decisioni è tutto da vedere.

Il quadro nel quale si muoverà il governo è quello noto da giorni. Il Pil del 2020 calerà dell'8,1%. Il crollo del 2009, -4,9%, è ampiamente superato.

Nel 2021 il governo, così come altri osservatori, prevede un rimbalzo, un po' inferiore rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi: più 4,7%. Rimbalzo tutto teorico e da verificare, destinato a dimezzarsi se ci sarà una seconda ondata di contagi.

Reali e ufficiali, invece le stime sui conti pubblici del 2020 che il governo presenterà in Europa. Chiaramente travolte le previsioni precedenti, ora si viaggia su cifre che in altri tempi sarebbero state da default.

Il rapporto deficit Pil quest'anno, secondo le bozze circolate ieri, si attesterà al 10,4% (sarebbe stato dell'1,8% senza Covid). Esplode il debito: 155,7%.

Cifre ancora soggette a cambiamenti, in vista del consiglio dei ministri previsto stamane e del vertice tra governo, con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri e i capigruppo di maggioranza. In quella sede il governo dovrà fornire ai partiti che lo sostengono qualcosa in più rispetto alle previsioni macro e di finanza pubblica. Il dettaglio di come andranno spesi i 55 miliardi di extra deficit. E anche qualche anticipo su come andrà il 2021, anno in cui i conti pubblici dovranno cambiare verso. Con inevitabili sacrifici.

Un braccio di ferro, mentre gli effetti economici del lockdown cominciano a farsi sentire. Se le chiusure dovessero andare avanti, 360 mila famiglie scivoleranno in povertà secondo uno studio di Lavoce.info anticipato dall'agenzia Agi, aggiungendosi ai 9 milioni già in miseria. Aumenta il rischio povertà di circa 8 punti percentuali e, secondo una stima Save the Children, il 73,8% delle famiglie ha perso il lavoro o ridotto drasticamente il proprio impegno retribuito.

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Ven, 24/04/2020 - 18:20

La situazione è pesante, ma il problema del coronavirus è servito a far dimenticare le responsabilità governative, a vantaggio del pseudo presidente Conte e dei suoi cagnolini, che parlano, ma non abbaiano mai. Unica ad abbaiare è Meloni, ma loro la ignorano.