Su Internet adesso si scheda chi è a favore della famiglia

Una app colora di rosso le pagine di persone presunte omofobe. Nella lista anche Sallusti, Salvini e Adinolfi

Su Internet adesso si scheda chi è a favore della famiglia

Un filtro o peggio un marchio. Per individuare subito chi è dall'altra parte della barricata nella non dichiarata ma ferocemente combattuta guerra all'istituto della famiglia tradizionale. Un filtro (o appunto marchio) che si ottiene attraverso una estensione del motore di ricerca. Le «estensioni» sono semplicemente degli strumenti aggiuntivi dei motori di ricerca che a loro modo personalizzano i risultati dell'indagine affidata dall'utente di internet alla finestrella dove si digitano le parole (e soprattutto i nomi) che destano interesse o curiosità.

C'è chi usa queste estensioni per essere sicuro che la sua personale ricerca non porti spiacevoli sorprese. I militanti lgbt, per esempio, usano frequentemente un'estensione che si chiama shinigami eyes. Un prestito giapponese (piuttosto lugubre, oltretutto, visto che ricorda le divinità della morte). Se il militante vuole essere sicuro che il nome che desidera trovare sul motore di ricerca non sia associato a una persona contraria (anche solo tiepidamente) alle battaglie che la sua comunità da anni combatte per azzerare morale cattolica e buonsenso comune in nome di una libertà senza limiti (nemmeno di decoro o misura), allora sfrutta questo «filtro». E voilà: se il nome digitato nella finestra della pagina iniziale del motore di ricerca appare rosso allora vuol dire che quella persona non condivide gli ideali lgbt (acronimo che si riferisce a quattro orientamenti sessuali: lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

Su segnalazione del senatore della Lega Simone Pillon, abbiamo potuto constatare di persona che la ricerca di determinati nomi porta alla scoperta di una connotazione drastica e inappellabile. Se ti chiami Matteo Salvini, a esempio, e il tuo nome viene digitato sul motore di ricerca di Google accresciuto dell'estensione Shinigami eyes, i tuoi profili social appaiono rossi. Se ti chiami, invece Mario Bianchi (nome di invenzione) e nella tua vita non hai mai espresso alcuna opinione negativa contro l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali o di matrimoni tra persone dello stesso sesso, allora il tuo nome non sarà indicato con il colore rosso.

Abbiamo proseguito la ricerca cercando di individuare almeno alcuni dei nomi che costituiscono una sorta di pantheon negativo del mondo lgbt. Oltre a Salvini e allo stesso Pillon, compaiono anche il nostro direttore Alessandro Sallusti, Mario Adinolfi e Giorgia Meloni (solo per citare qualche nome), fino agli organizzatori del Family Day.

Che questo strumento sia di aiuto a militanti intransigenti lo dimostra anche il fatto che la «spia» del colore rosso serve anche a indicare i militanti Terf, acronimo inglese per indicare una piccola comunità di femministe che escludono dal loro mondo le persone transgender (trans-exclusionary radical feminist).

Un marchio di «infamia», insomma, che mira a ripetere - è il commento dello stesso senatore Pillon che ha scoperto questa sorta di discriminazione - quanto fatto durante gli anni Trenta per discriminare gli ebrei con la stella gialla cucita sui vestiti.