Su Vaxzevria lo stop ufficiale. Per 900mila richiamo diverso. I dubbi su Johnson&Johnson

Poche righe di circolare dopo la decisione del Cts: niente siero sotto i 60 anni. Ma su Janssen nessun nuovo indirizzo.

Su Vaxzevria lo stop ufficiale. Per 900mila richiamo diverso. I dubbi su Johnson&Johnson

Una circolare di poche righe per tradurre, questa volta in modo stringente, le indicazioni del Cts sui vaccini: Vaxzevria - che è il nome commerciale del farmaco di AstraZeneca - viene somministrato solo agli over 60 e i più giovani che hanno già ricevuto la prima dose devono effettuare il richiamo con Pfizer o Moderna a una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose. Naturalmente vale per tutte le categorie, tanto che anche l'esercito ha già sospeso i richiami.

Dopo il caso della 18enne morta a Genova, il ministero della Salute aggiorna le raccomandazioni sull'uso del farmaco dell'azienda anglo-svedese che le Regioni stavano utilizzando per gli open day anche dei più giovani. Cambia dunque il piano vaccinale, che ora va riprogrammato per somministrare la seconda dose con un vaccino a m-Rna a circa 900mila italiani under 60 ai quali è stato già inoculato il vaccino Vaxzevria. Gli uffici regionali, appena ricevuta la comunicazione, si sono messi al lavoro per riorganizzare gli appuntamenti saltati. Agli interessati verrà inviato un sms con le nuove date, mentre gli appuntamenti fissati la prossima settimana verranno mantenuti, cambierà solo il tipo di vaccino, ora che su AstraZeneca ci sono state indicazioni perentorie.

Su Janssen, il monodose della Johnson&Johnson a vettore virale come quello di Oxford, il ministero non prende una posizione altrettanto netta, pur raccomandandolo a chi ha più di 60 anni. «Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione e in assenza di altre opzioni, Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente», riporta il verbale del Cts allegato alla circolare sui vaccini. Nonostante le analogie esistenti tra Vaxzevria e Janssen, per quanto riguarda gli eventi tromboembolici riportati in letteratura, non ci sono al momento dati sufficienti per valutare il rapporto benefici-rischi relativo al vaccino della J&J, come invece è stato possibile fare per AstraZeneca. Se si è arrivati a cambiare di nuovo le indicazioni sull'uso del vaccino di Oxford - osserva infatti il Cts - è perché «la mutata situazione epidemiologica ha determinato una rivalutazione del rapporto benefici-rischi per le fasce di età meno esposte a forme gravi di Covid». «La possibilità di aggiornare, in senso più stringente, la raccomandazione relativa all'uso di Vaxzevria - si legge nel verbale - trova il suo razionale alla luce del mutato scenario epidemiologico in senso favorevole e di alcuni recenti eventi avversi cronologicamente e, verosimilmente, anche eziologicamente, collegati alla somministrazione di questo tipo di vaccino». Gli esperti del Cts si pronunciano anche sul cambio di farmaco tra una dose e l'altra per i più giovani che hanno già ricevuto AstraZeneca, pur ammettendo che tutti gli studi svolti finora siano stati condotti utilizzando due dosi dello stesso vaccino. Sulla base delle (poche) evidenze di cui si dispone, la vaccinazione «eterologa» non viene sconsigliata «né sul fronte della sicurezza (reattogenicità), né su quello della immunogenicità». «I dati disponibili derivanti da studi condotti in diversi Paesi europei - scrivono gli scienziati - indicano la capacità di questo approccio di indurre buona risposta anticorpale e un profilo di reattogenicità nel complesso accettabile e non dissimile da quello osservato somministrando due dosi dello stesso tipo di vaccino».