"Sul riscatto solo congetture". La Boschi copre Gentiloni?

Question time sulle voci del pagamento di 11 milioni di dollari per Greta e Vanessa. Gentiloni non si presenta in Aula. La Boschi risponde per lui: "Evitare la cassa di risonanza"

"Sul riscatto solo congetture". La Boschi copre Gentiloni?

Paolo Gentiloni mantiene la linea. Nel gennaio scorso, quando Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano state liberate, il titolare della Farnesina era intervenuto in aula per smentire qualsiasi ipotesi legata a un presunto pagamento di un riscatto da parte del nostro Paese. Adesso, anche davanti alle rivelazioni fatte da uno dei leader dei gruppi armati coinvolti nel sequestro, avvenuto in un’area non controllata né dallo Stato islamico né dal governo siriano ma da una galassia di milizie che combattono contro Bashar al Assad, il ministro piddì nega l'evidenza: "Invito a non prendere per oro colato presunte notizie di un tribunale islamico di una milizia siriana". Poi, però, quando si tratta di dirlo alla Camera non si presenta e manda avanti il ministro Maria Elena Boschi.

Oggi pomeriggio Gentiloni non si è presentato all'interrogazione sul presunto riscatto pagato per le due cooperanti. Almeno sulla carta, è impegnato in una missione istituzionale in Marocco. A rispondere per lui, durante il question time, c'era la Boschi. Che ha invitato "tutti a grandissima prudenza sulla materia" e, ribadendo che "alla Farnesina non risulta nulla", ha ripetuto più volte che si tratta solo di congetture, di "indiscrezioni prive di fondamento". Una posizione netta che mira a spazzar via l'indiscrezione proveniente da Aleppo che, se confermata, farebbe crollare la linea del governo sbugiardando l'informativa di Gentiloni che a gennaio aveva smentito qualsiasi ipotesi di pagamento. "Occorre molta prudenza - ha detto las Boschi in Aula - e evitare la 'cassa di risonanza' perché ci sono altri connazionali sequestrati in aree di crisi". Una versione, quella del titolare della Farnesina, che cozza con quanto è emerso dal tribunale di Abizmu, la località a sud-ovest di Aleppo dove Greta e Vanessa erano scomparse il primo agosto 2014.

Uno dei capi-milizia locali coinvolti nel sequestro e nei negoziati con le autorità italiane è stato condannato dalla corte perché reo confesso di essersi intascato cinque dei 12 milioni di dollari e mezzo (poco più di 11 milioni di euro) pagati per la liberazione delle due italiane. Abizmu è controllata dalla milizia islamista Nuruddin Zenki, che combatte sia lo Stato islamico che le forze governative di Damasco. Già all’epoca della scomparsa delle ragazze, il movimento Zenki era stato chiamato in causa da diverse fonti siriane e internazionali. Fonti di Abizmu, interpellate telefonicamente, affermano che i restanti sette milioni e mezzo del riscatto sono stati divisi tra i restanti signori della guerra locali. Spiegando che il "governo si riserva" di apprendere "ulteriori elementi", la Boschi ha detto che sul caso c’è una "guerra mediatica, molta disinformazione, indiscrezioni prive di fondamento" anche in relazione al documento da cui si presupporrebbe il pagamento del riscatto. Un documento, ha detto il ministro per le Riforme, di "un sedicente" tribunale in una zona di "ampi combattimenti" e di "dissoluzione di qualsiasi organizzazione statale con organi giudiziari senza legittimità". La notizia del riscatto, insomma, sarebbe frutto di "congetture circolanti in loco« e »non desumibili dalla sentenza stessa" che "fa riferimento solo all’appropriazione indebita".

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