Sulla metro di Londra inglesi come sardine. Johnson prepara già un nuovo giro di vite

Nel primo giorno di blocco totale mezzi pubblici pieni nella capitale. Dai dati sugli indisciplinati il cambio di strategia del premier

Ammassati come sardine, nella Londra della rush hour, l'ora di punta tra le 6.30 e le 9.30 del mattino, i londinesi hanno dimostrato nel loro primo giorno di blocco totale perché Boris Johnson alla fine ha dovuto capitolare annunciando quello che non avrebbe mai voluto: il lockdown, il blocco totale del Regno Unito per coronavirus, chiusi pub e negozi non essenziali, tutti a casa come nel resto d'Europa. Non per scelta volontaria, ma per richiesta delle autorità.

«Nessun primo ministro vuole adottare misure di questo genere», ha detto rammaricato Johnson lunedì sera. Eppure le immagini dei cittadini della capitale, stipati ancora ieri nella tube, sono la prova lampante che la politica del consigliare senza imporre è stata un fallimento su vari fronti. I cittadini hanno continuato a spostarsi, specie a Londra. Tanto che il sindaco Sadiq Khan ha dovuto lanciare un nuovo appello ieri, chiedendo di non usare i mezzi pubblici se non per lavoro, e prendendosi in cambio una buona dose di critiche. Sono ancora tanti i londinesi costretti a spostarsi per ragioni professionali e la decisione del sindaco di chiudere 20 stazioni della metro e ridurre i treni in corsa non ha aiutato.

Poi c'è il tragico bollettino. Nelle ultime 24 ore, i morti nel Regno Unito sono stati 87, un picco mai registrato finora e che ha fatto salire i decessi a 422, dei quali 21 in un solo ospedale pubblico nel Nord-Ovest di Londra. Secondo gli scienziati, gli infetti vanno ben oltre gli 8mila rilevati dal governo e sarebbero già almeno 400mila. Al punto che gli inglesi cominciano a prevedere di dover dare l'ultimo saluto ai propri cari tramite video. Con il consenso del reparto di unità intensiva di un ospedale nel Sud-Est di Londra, due bambini e la loro mamma hanno detto addio al papà, ucciso dal coronavirus, collegandosi a un videolink. «Avevamo offerto alla moglie di venire in ospedale ma senza i bambini, e a suo rischio, e lei ci ha chiesto se la famiglia potesse vederlo per l'ultima volta in video. È il minimo che possiamo fare. È struggente vedere un paziente che se ne va senza poter stringere la mano dei suoi familiari».

Scene da un film già visto, con le curve di contagi e decessi del Regno Unito che viaggiano appena due settimane indietro rispetto all'Italia. Perciò dopo la fase dei consigli, Johnson ha dato ordine alla polizia di entrare in azione. Gli agenti assicurano il rispetto delle nuove misure, dal divieto di assembramenti di oltre due persone al distanziamento sociale, anche multando. Perché è soprattutto qui che la politica buonista del premier ha toppato.

Gli appelli morbidi a restare in casa non hanno funzionato. Gli inglesi hanno fatto orecchie da mercante. Ad avvisare il premier, per spingerlo all'annuncio di lockdown, sono stati i ministri del comitato C-19. Dati alla mano, hanno spiegato a Johnson che i numeri di adesione ai suoi appelli a non uscire erano ben al di sotto del 75% indispensabile per evitare il dilagare dell'epidemia. Le presenze nei parchi sono cresciute del 200% lo scorso week end, quando il sole baciava Londra. E un sondaggio realizzato domenica per il Telegraph ha svelato che il 56% degli inglesi era uscito di casa il giorno prima, sabato, anche se meno di venerdì (66%) e meno di mercoledì, (75%). La stretta si è resa indispensabile anche per un premier liberale come Johnson, che ha dovuto cedere alle pressioni del ministro della Salute e degli epidemiologi dell'Imperial College. E le misure potrebbero essere inasprite, sul modello italiano, se gli inglesi si dimostreranno ancora indisciplinati. La paura è che sia già troppo tardi.

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