Il SuperGiovedì elettorale inglese. Test politico per Boris e per il Regno

Occhi puntati soprattutto sulla Scozia, dove si elegge il nuovo Parlamento e si gioca la sfida dell'indipendenza da Londra

Il SuperGiovedì elettorale inglese. Test politico per Boris e per il Regno

Si vota per il rinnovo dei due Parlamenti locali, in Scozia e Galles. Si eleggono tredici sindaci, tra cui il primo cittadino della capitale, Londra, dove la riconferma del laburista Sadiq Khan è una certezza. Saranno rinnovati 143 consigli locali, eletti 5mila consiglieri e in ballo c'è anche un seggio a Westminster e 39 posti da commissario anti-crimine, figura politica nata nel 2012 e chiamata a supervisionare le attività di polizia. È il SuperGiovedì al quale sono chiamati domani, 6 maggio, 48 milioni di britannici. Elezioni amministrative apparentemente poco rilevanti. In realtà parecchio significative perché saranno il primo test politico per Boris Johnson a distanza di due anni dalla sua travolgente vittoria nel maggio 2019, dopo che anche la Brexit è diventata realtà il 31 gennaio 2020 e alla fine di una dura battaglia contro il Covid che nel Regno Unito ha falciato oltre 127mila vite, ma vede ora il Paese trionfare nella campagna vaccinale che lo sta conducendo, fra i primi al mondo, fuori dal tunnel della pandemia. L'avanzata dei Tory sembrava cosa certa fino a qualche giorno fa, quando sulla testa del premier è caduta la tegola di rivelazioni e sospetti sulla costosa ristrutturazione di Downing Street. In queste ore BoJo è persino accusato (ma ha negato) di aver chiesto a un donatore conservatore di pagare la tata per l'ultimogenito Wilfred, un anno appena compiuto.

Le urne diranno se lo scandalo sta facendo presa sugli elettori, indirizzeranno la politica di governo e opposizione e chiariranno anche se c'è il rischio che Boris debba concedere un secondo referendum per l'indipendenza della Scozia, scenario che potrebbe mettere a repentaglio l'integrità del Regno. Gli occhi degli analisti sono puntati soprattutto a nord del Vallo di Adriano, dove la leader del governo di Edimburgo, la first minister Nicola Sturgeon, con il suo Scottish National Party (Snp) punta alla maggioranza assoluta per strappare a Londra una nuova consultazione referendaria dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza il consenso degli scozzesi (contrari al 62% nel 2016). La causa indipendentista, in realtà, sembra aver perso quota tra gli scozzesi ma il voto di domani servirà anche a capire se il fronte secessionista potrà condurre una nuova battaglia ora che a combattere è tornato anche il «padre» dell'indipendentismo ed ex primo ministro di Scozia, Alex Salmond, candidato con il partito «Alba» e pronto a costringere Boris alla concessione di un nuovo referendum.

Il voto del 6 maggio sarà anche il primo test del leader laburista Keir Starmer dalla sua successione, lo scorso aprile, a Jeremy Corbyn, l'ex idolo della base rossa che due anni fa ha lasciato il Labour al peggior risultato dagli anni Trenta. Cruciale, per la sinistra inglese, sarà capire se i Conservatori avanzeranno nel «Red Wall», quel muro rosso nel Nord dell'Inghilterra da sempre vocato alla causa laburista ma che BoJo è riuscito a infrangere alle politiche di due anni fa. Ecco perché l'elezione suppletiva di Hartlepool sarà fondamentale per l'opposizione. Unico seggio nazionale in gioco dopo la sospensione del deputato laburista Mike Hill per molestie sessuali, lo scranno di Westminster è rosso dal 1974. Oggi è conteso tra il candidato Labour, Paul Williams, un europeista, e il candidato Tory, Jill Mortimer. Ma la città nel 2016 votò al 70% per la Brexit. Boris punta a espugnarla e a portare un altro deputato conservatore nel Parlamento di Londra.

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