La "superiorità" giallorossa: piovono insulti su Calenda

A sinistra non piace l'appoggio alla ricandidatura di Bucci a Genova. L'alleanza col Pd è già in dubbio

La "superiorità" giallorossa: piovono insulti su Calenda

Il terzo polo? Il modo più spiccio per farlo nascere è sfasciare quelli che già ci sono, in particolare il mitico campo largo teorizzato da Enrico Letta. Sabato il segretario del Pd era andato a riverire il primo congresso di Azione e aveva speso parole di elogio per Carlo Calenda e la sua azione riformatrice. Certo, l'ex ministro era stato come al solito chiaro fino alla brutalità escludendo qualunque forma di collaborazione con i 5 Stelle, perno insostituibile dello schema lettiano. Pazienza, in certi momenti occorre fare buon viso a cattivo gioco.

Il problema è che Calenda è andato oltre, con un endorsement in vista delle prossime amministrative per il sindaco uscente Marco Bucci, targato centrodestra, e non tutti la prendono bene. Anzi, il leader centrista si becca una raffica di insulti non proprio ecumenici. Ovviamente a metterlo nel mirino sono i responsabili liguri del partito, ma colpiscono i toni violenti, sprezzanti, a tratti feroci con cui viene liquidato il tentativo di sparigliare i giochi.

Attacca Mario Tullo, deputato dal 2008 al 2018: «Calenda dice che vuole andare oltre il centrosinistra e il centrodestra, ma per non sbagliarsi annuncia che a Genova sosterrà il candidato del centrodestra. A far perdere il centrosinistra a Roma ci ha già provato, a Genova gli andrà male come nella capitale». Dove peraltro al primo turno aveva raggiunto un sorprendente 20 per cento. Infine l'artigliata: «Carlè sei simpatico come una medusa nel mare di agosto».

Una frasetta che è un po' un pugno nello stomaco.

Toni ancora più duri, di fatto irricevibili, quelli utilizzati poi da Marina Longo, altra figura del Pd genovese: «Mentre parla suda. Pariolino di m Quello che mi scoccia è che Letta è andato al suo congresso a fargli mille salamelecchi. Almeno ora si è rivelato per quello che è: un uomo di destra, altro che centro che libera. Venga a Genova a fare la campagna a quel fascista di Bucci. Lo aspetto e andrò a salutarlo con un bel cartello».

Insomma, una simpatica accoglienza. Calenda, punto sul vivo, puntualizza e ironizza: «Dimenticano che a Roma al secondo turno ho appoggiato, a differenza di Raggi, Gualtieri. Non abbiamo ancora deciso chi appoggiare. Adesso idee più chiare».

Insomma, il campo largo è un campo minato e basta davvero poco per far esplodere le tante contraddizioni.

Il Pd a Genova sostiene la candidatura di Ariel Dello Strologo. Ma Calenda pare aver virato verso Bucci: «Non posso mettere il nostro simbolo accanto a quello di Fratelli d'Italia perché abbiamo valori diversi, ma Bucci è stato un sindaco bravissimo e lo si può sostenere con un'indicazione di voto».

Risultato: indignazione e delusione. «Calenda - sintetizza il ministro del lavoro Andrea Orlando - dice né 5 Stelle né Meloni. Intima al Pd di rompere con i 5 Stelle. Annuncia che sosterrà Bucci. Con la Meloni. Ok. Non fa una grinza». In tv, ospite di Myrta Merlino, Calenda rifiuta il confronto con il pentastellato Dino Giarrusso che non gradisce: «Sei spocchioso e arrogante».

E già che c'è pure il capogruppo di Fdi alla Camera Francesco Lollobrigida mette i puntini sulle i: «Calenda ha deciso di sostenere un primo cittadino che è stato eletto in ticket con un vicesindaco di Fdi. Prima Stefano Balleari e oggi Massimo Nicoló». In conclusione, il campo rischia di essere largo, ma dall'altra parte.

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