Superlavoro della Polizia Il branco di Rimini adesso ha le ore contate

Al vaglio le immagini delle telecamere. Turni massacranti per individuare i 4 responsabili

Superlavoro della Polizia Il branco di Rimini adesso ha le ore contate

La caccia ai quattro mostri parte da un palazzo che quasi confina con il mitico cinema Fulgor. Al Fulgor Federico Fellini vide i primi film della sua vita, si dice sulle ginocchia del padre. Oggi la sala è un gioiellino fresco di restauro e pronto a tornare a nuova vita. La questura invece annega nei suoi spazi insufficienti e nella sua logistica dadaista: gli uffici proseguono edificio dopo edificio, scavalcando disinvoltamente proprietà altrui, in un affastellarsi surreale di Stato e privati.

E però da queste stanze senza geografia escono quotidianamente i poliziotti protesi all'inseguimento dei magrebini che nella notte fra venerdì e sabato hanno violentato prima una ragazza polacca e poi una transessuale peruviana. È passata ormai una settimana, ma la ricerca procede sempre a ritmi elevatissimi, quasi insostenibili. «Ci sono colleghi - sospira un vecchio investigatore - che sabato, saputo quel che era successo, si sono messi al lavoro e sono andati a dormire la prima volta lunedì a tardissima sera».

I numeri ordinari sono quelli che sono: quattro agenti per fronteggiare l'incubo delle violenze sessuali, tre sul fronte surriscaldato delle espulsioni, una manciata qua e una manciata là. Il tutto in una città di centocinquantamila abitanti che d'estate si trasforma in una metropoli senza orizzonte. Poi arrivano i disastri, come questa emergenza nell'emergenza della normalità e si scopre che la coperta è corta. Cortissima. Per fortuna da Roma sono piombati i rinforzi ma la realtà non cambia. Lo Stato, avaro, mortifica i propri servitori centellinando in modo estenuante le risorse. «Gli uomini che faticano 15-16 ore al giorno per stanare gli stupratori di Miramare - spiega Roberto Mazzini, agguerrito segretario provinciale aggiunto del Sap, il sindacato autonomo di polizia - accumulano ore e ore di straordinari che non verranno mai pagati». Il ragionamento è molto semplice: i soldi bastano per monetizzare duemila ore complessive in più al mese. Un totale che nelle settimane calde viene superato, se non doppiato, con facilità quasi irrisoria. Figurarsi ora che il giorno e la notte diventano uguali, in una forsennata corsa contro il tempo.

E però la gara potrebbe essere alle battute finali. Intendiamoci, nessuno si sbottona e il questore Maurizio Improta è riservatissimo, come sempre. Ma l'impressione che si annusa è quella della vigilia. È stato compiuto un lavoro immane: le immagini dei quattro criminali, captate da una quindicina di telecamere, sono state confrontate con quelle contenute negli archivi delle diverse polizie e poi mostrate a decine di irregolari, spacciatori, protagonisti della notte riminese. Ora sembra che la grande ricerca sia arrivata al dunque: i quattro non sarebbero stati identificati, ma non sarebbero più dei fantasmi. Questione di giorni, forse di ore, poi Rimini tornerà alla sua routine. E all'emergenza di tutti i giorni. Troppi pochi uomini in una città troppo grande.

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