La stiamo perdendo. Come un medico chino su una paziente in condizioni disperate, annaspante per la burocrazia, l'incapacità decisionale e la crisi di liquidi, Mario Draghi ripete la sua ricetta per la Ue, l'unica cura possibile, un elettrochoc, sperando che qualcuno gli dia retta: investimenti, bond comuni e cooperazione rafforzate alla faccia dell'unanimità prevista dallo statuto. "L'economia peggiora, è urgente agire". Anzi è già tardi, dice. Abbiamo perso tempo dal rapporto sulla capacità di tenere botta con Usa, Cina e i nuovi potenti rampanti asiatici, consegnato un anno e mezzo fa. Stiamo perdendo la competitività. Di questo passo presto perderemo l'Europa.
Nel castello di Alden Biesen, nelle gelide foreste a pochi chilometri da Liegi, l'ex premier strattona ancora una volta i 27 leader riuniti per il vertice informale. Un discorso che fonti diplomatiche definiscono "energico" e che parte dal rapporto che Ursula von der Leyen gli aveva commissionato e che Super Mario aveva presentato nel settembre 2024. Da allora nulla o quasi. Secondo l'European Policy Innovation Council soltanto l'11 per cento di quello studio è stato concretizzato. Nel frattempo la situazione è peggiorata, "il panorama economico si è deteriorato ulteriormente" e quindi adesso tocca correre per provare a risolvere in positivo la "crisi esistenziale" dell'Unione.
E come? Investendo. Servono mille miliardi, così stima il Fondo Monetario, che non sono bruscolini ma che si possono racimolare attraverso forme di debito comune, un'idea che piace molto a Macron, per niente alla Germania e che trova Giorgia Meloni "personalmente favorevole" anche se il "tema è divisivo". Poi, secondo Draghi, bisogna ridurre le barriere interne, la frammentazione del mercato azionario e soprattutto i costi dell'energia, vera palla al piede dello sviluppo. E sveltire le pratiche. Ormai le semplificazioni non bastano più, occorre aumentare le cooperazioni rafforzate, cioè fare un passo deciso verso le decisioni a maggioranza e l'abolizione del diritto di veto. "Bisogna procedere rapidamente su questi dossier, come peraltro previsto dai trattati".
E ancora, è giunto il momento di inserire nel dibattito il concetto di "preferenza europea", magari "mirata in determinati settori". Difesa, tecnologia, eccellenze: insomma, tutelare il made in Europe. Tutto ciò, sostiene a porte chiuse l'ex presidente della Bce prima della colazione di lavoro, perché i soldi servono però non sono sufficienti. E, raccontano le fonti, per un buon quarto d'ora spiega ai leader europei che occorrono parità di condizioni e di investimento nell'attuale difficile contesto geopolitico. Finita il report, inizia un più tecnico "scambio di opinioni" con i 27 su dazi, finanziamenti, energia, fusioni, risparmi.
Poi è il turno di Enrico Letta, l'altro relatore incaricato da von der Leyen. Anche lui insiste sulla velocità.
"Il mercato unico è il fondamento della nostra sovranità e anche la migliore risposta a Donald Trump. Nei settori strategici dobbiamo passare da 27 mercati a uno. Quello di cui abbiamo bisogno ora è un percorso chiaro, con risultati chiari e realizzazioni concrete". Quando? "Ora, subito, già nel 2026".