La Svezia spaventa i vicini. Ora rischia un'estate isolata

I contagi superano di molto quelli di Norvegia e Finlandia, che pensano di chiudere i confini

La Svezia spaventa i vicini. Ora rischia un'estate isolata

La Svezia non ha ancor ingranato la quinta nella battaglia contro il coronavirus e l'approccio soft adottato contro la pandemia rischia di lasciare il paese in condizione di isolamento proprio nel cuore della breve e luminosa estate nordica. Martedì la ministra della Salute di Stoccolma, la socialdemocratica Lena Hallengren, ha ammesso che il numero dei tamponi eseguito nel paese è ben al di sotto dell'obiettivo di 100mila a settimana indicato dal governo. Anzi: se due settimane fa in Svezia si erano contati 32.700 tamponi, in quella appena passata ne sono stati eseguiti solo 27.700. Un calo in parte attribuibile alla ricorrenza festiva dell'Ascensione giovedì scorso (e del ponte che molti svedesi ne hanno ricavato) e in parte alle responsabilità delle 21 regioni svedesi, ha osservato la ministra intervistata da Aftonbladet.

Il calo nei test in Svezia non è il solo dato che preoccupa i vicini danesi, norvegesi e finlandesi. Secondo dati diffusi da Worldometer, in Norvegia si contano 43 decessi per coronavirus ogni milione di abitanti, in Finlandia i casi sono 56, in Danimarca 97 e 409 in Svezia. Dei quattro paesi nordici, quello sui cui regna Carlo XVI Gustavo non solo è quello più indietro quanto a numero di tamponi per milione di abitante (23.600 contro i 96mila dei danesi e i 43mila dei norvegesi) ma è anche quello col più alto numero di decessi: 3,4 ogni mille abitanti contro 1,9 in Danimarca, 1,5 in Norvegia e 1,1 in Finlandia. Insomma, il governo del primo ministro svedese Stefan Löfven sta ottenendo risultati inferiori a quelli del resto della regione. E mentre l'Europa si dispone verso una progressiva riapertura delle frontiere interne, Finlandia, Norvegia e Danimarca - che hanno varato la loro «Unione nordica dei passaporti» nel 1957, ossia 33 anni prima di Schengen - si stanno interrogando sull'opportunità di tornare a traffici liberi con la Svezia.

Così, sul ponte di Oresund che unisce su strada e ferrovia Copenaghen a Malmö, i cittadini danesi possono spostarsi liberamente mentre la Danimarca ammette nel proprio territorio solo gli svedesi che siano lavoratori transfrontalieri. Il traffico sul ponte procede con molte limitazioni ormai da metà marzo: ecco perché dieci giorni fa Philip Sandberg, borgomastro di Lund (città svedese 20 km a nord di Malmö), ha preso carta e penna per rivolgersi alla prima ministra danese Mette Frederiksen e ricordarle che il mercato del lavoro nella regione frontaliera di Øresund sta andando in rovina. La sostanziale chiusura dello stretto, ha aggiunto il sindaco, «non accadeva dalla seconda guerra mondiale né vi è alcuna indicazione di quando si tornerà alla libera circolazione». E ciò a dispetto del fatto che la Danimarca stia allentando le restrizioni e avviando invece la «fase due» con il via libera ai viaggi oltre frontiera. L'osservazione di Sandberg è condivisa da molti svedesi secondo cui se i danesi hanno paura del virus in Svezia farebbero meglio a impedire ai propri concittadini di fare shopping nei centri commerciali di Malmö. Un argomento razionale che non basta però a convincere i governi della regione. Tanto più che l'esecutivo svedese non ha intenzione di adottare misure di distanziamento sociale più severe. La ministra Hallengren e il direttore dell'Agenzia svedese per la Salute, Johan Carlson, hanno confermato che le restrizioni non si cambiano e restano valide solo per gli over 70, che comunque non sono barricati in casa ma devono solo evitare gli assembramenti.

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