Sylos Labini mette in scena "il Sistema" di Palamara

Sylos Labini mette in scena "il Sistema" di Palamara

«Lo spartiacque fu nel 93, quando il parlamento tolse l'autorizzazione a procedere, tutte le inchieste sul potere passarono alla magistratura e molte furono strumentalizzate». Luca Palamara ricostruisce la storia della politicizzazione delle toghe, un processo che conosce bene per esserne stato partecipe. Lui che ne è stato presidente spiega che l'Anm per ogni delicata inchiesta contro politici scomodi, aveva un «messaggio stereotipato», in difesa delle toghe ideologizzate. «Nel conflitto con Berlusconi tra il 2008 e il 2012 - dice Palamara - l'Anm si trasformò in opposizione politica. Lo so perché l'ho fatto».

L'ex pm e membro del Csm, radiato dalla magistratura e accusato di corruzione dalla procura di Perugia, è alla conferenza stampa organizzata da Edoardo Sylos Labini. Si presenta il nuovo numero del mensile che dirige, CulturaIdentità, dedicato alla magistratura politicizzata, partendo dal libro di Palamara e Alessandro Sallusti Il Sistema, come lo spettacolo teatrale che debutterà il 19 giugno a Castel San Giovanni e girerà quest'estate l'Italia, da Lecce a Marina di Pietrasanta, fino a Milano a settembre e a Roma ad ottobre.

«Oggi serve una riflessione storica», dice Palamara. E Sylos Labini, che è attore oltre che editore, vuole sollecitarla anche con il suo spettacolo. «Palamara - dice - ha avuto il coraggio di scoperchiare il vaso di Pandora della malagiustizia, con un libro diventato best seller, con 300mila copie. Ha raccontato che tutto inizia con Mani pulite, quando i magistrati si accorsero di poter diventare più famosi degli attori inquisendo i politici».

C'è già un po' di teatro nella sala dove si tiene l'incontro, con un piattino di cannoli sul tavolo dei relatori, che ricorda l'incontro nello stesso luogo raccontato nel libro tra Palamara e Giuseppe Pignatone, procuratore di Roma, per trattare di nomine. «Ma - dice Sylos Labini - rappresenta anche la sicilianità di magistrati onesti, che del sistema delle correnti non fecero parte, anzi ne furono vittime, come Falcone e Borsellino. A loro è dedicato lo spettacolo».

«Per me - afferma Stefania Craxi - Palamara è il capro espiatorio di un sistema delle correnti che rimane senza di lui. Tutti i governi della Seconda Repubblica sono caduti su questioni di giustizia, compreso l'ultimo. Non vogliamo una Repubblica giudiziaria, ma una vera riforma che non sia solo uno scalpo da consegnare all'Europa».