La crisi di Hormuz riporta di estrema attualità il tema dell'approvvigionamento energetico. Soprattutto per il nostro Paese che ha rinunciato da tempo alla ricerca di giacimenti con il metodo del fracking e che nel 1987 per mezzo di un referendum popolare ha rinunciato all'energia nucleare. Del tema e del suo rapporto con lo scenario internazionale si è parlato a Roma a Palazzo Wedekind nel corso del convegno La guerra in Iran. Dall'energia alle reti", che ha visto nei panni del padrone di casa il direttore del Tempo, Daniele Capezzone e in quelli di ospiti: il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, Fabio Bulgarelli (Terna) e Fabrizio Iaccarino (Enel).
Nel colloquio con Capezzone (foto), Tajani rassicura la platea di Palazzo Wedekind che sul tema dell'approvvigionamento energetico il nostro Paese "non ha problemi". "Oggi abbiamo ancora le riserve arrivate prima della guerra - spiega -. C'è certamente chi specula. Ma si è deciso di liberare riserve per abbassare i costi". Il governo però non abbassa la guardia e pensa anche allo scenario peggiore: quello appunto della riduzione dell'approvvigionamento petrolifero attraverso il Golfo. "Il prezzo del gas - dice - va deciso ad Amsterdam, per questo bisognerebbe fissare un tetto massimo per evitare ripercussioni". Sulla questione energetica, il direttore del Tempo conferma una posizione critica verso il green deal. "La Ue lo deve archiviare - avverte il giornalista - perché è totalmente insostenibile e sbagliato". E perché "dirigista ed eco-fondamentalista" la Ue continua a dire no a dicendo a tutto, mentre per Capezzone la soluzione sarebbe un "mix energetico serio che dica sì al nucleare, al carbone pulito, alle rinnovabili, al petrolio e al gas". "Non dobbiamo ripetere l'errore che l'Italia commise nel 1987 - conclude Capezzone - quando dicemmo no al nucleare. Sono passati da allora 39 anni e ora rimpiangiamo amaramente quella scelta".
Sull'intervento a fianco di Usa e Israele Tajani non ha dubbi: "L'Italia resta fuori dal conflitto". D'altronde, aggiunge, "intervenire nello stretto di Hormuz significa entrare in guerra". "Come europei abbiamo deciso di proteggere le rotte marittime nel Mar Rosso - spiega il vicepremier - e continueremo a farlo, così come garantiremo la protezione di Cipro".
Sulla durata del conflitto Tajani avverte: "Teheran sapeva che ci sarebbe stato un attacco di Israele. Ha quindi una struttura militare molto forte e nonostante le distruzioni, può ancora resistere. Sebbene la leadership iraniana sia stata decapitata".