La tassa di Letta irrita Draghi. Malumori anche nel Pd

Palazzo Chigi fa trapelare il fastidio e anche tra i dem c'è chi non è affatto contento. E c'è chi ironizza: "La propone per non farla approvare"

La tassa di Letta irrita Draghi: malumori anche nel Pd

Non è passata certo inosservata la proposta di Enrico Letta sulla tassa di successione. Anzi. Come prevedibile ha strappato applausi a sinistra, quella del Partito democratico ma anche delle forze più radicali. Ma ha provocato malumori nell’ala ex renziana dei dem, che vede nell'ex capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, uno dei punti di riferimento. E facendo irritare, non poco, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, colto di sorpresa. Dai rumors di Palazzo Chigi trapela una certa irritazione proprio per quanto riguarda la tempistica dell’idea lettiana: il premier era atteso da una conferenza stampa e inevitabilmente ha dovuto replicare alle domande dei giornalisti, senza essere preparato.

Malumori tra i dem

Peraltro, anche nel merito, Draghi non è intenzionato a fare propria l’idea della tassa di successione, perché lontana dalla propria cultura e particolarmente divisiva per la maggioranza. Così si è limitato a disinnescare il dibattito, rinviando il confronto in Parlamento. Anche per questo c’è stata la telefonata di Letta al presidente del Consiglio. Un chiarimento temporaneo, necessario. Del resto anche nello stesso Pd l’idea non ha entusiasmato tutti. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha risposto a modo suo giudicando “inaccettabile” la proposta. “Parliamo di entrate banali, è un atto di autolesionismo che finisce per creare un clima di diffidenza e barriera nel rapporto con ceto medio produttivo”, ha sentenziato De Luca.

A microfoni spenti, oltre le dichiarazioni dell’irruento leader campano, i mal di pancia vengono celati a fatica. “Meglio non parlare della questione”, taglia corto con IlGiornale.it un esponente di spicco di Base riformista, la corrente degli ex renziani. Un segnale di un malcontento crescente. E c’è chi fa notare: “Comunque Letta ha dovuto rivedere la propria posizione, parlando di riforma complessiva del fisco. Quindi non più una proposta fine a se stessa, ma rientra in un discorso ben più ampio”. C’è un punto che ha destato particolare perplessità: l’uscita estemporanea, non concordata, che ha colto di sorpresa anche moti esponenti di primo piano del partito. Non proprio il massimo per chi, come Letta, si è insediato in nome della collegialità.

Letta tira dritto

Tuttavia, da quanto emerge da Largo del Nazareno, il segretario del partito non è intenzionato ad arretrare: “La tassa di successione piace più alle persone che ai dirigenti politici. E che non piaccia al centrodestra è un fatto logico e anche positivo per tratteggiare la nostra proposta politica”, è il ragionamento che circola negli ambienti vicini al leader. Eppure non manca qualche a ironia dato settori della sinistra più radicale. “Facile fare delle proposte rivoluzionarie quando non posso essere realizzate. Dallo Ius soli alla tassa di successione, le battaglie sono state annunciate con il governo Draghi con alleati ostili anche solo a parlarne. Ma erano sparite dall’agenda del Conte bis, forse per paura di approvarle”. Insomma, una trovata propagandistica. Che ha lasciato strascichi.