"Una tattica inadeguata senza confronto interno"

Senatore Dario Stefàno, si aspettava questa batosta sul disegno di legge Zan?

"Una tattica inadeguata senza confronto interno"

Senatore Dario Stefàno, si aspettava questa batosta sul disegno di legge Zan?

«Purtroppo anche nelle settimane scorse erano arrivati segnali non proprio confortanti. Vista l'importanza del provvedimento, mi sarei quindi aspettato un impegno straordinario per cercare di aumentare il consenso. Era noto che in aula sarebbe proseguito il duro confronto registrato in commissione, con una destra non solo molto arretrata sul tema dei diritti ma adesso, in particolare, anche molto agguerrita per come è uscita ferita dalle recenti elezioni amministrative, e che aveva messo il disegno di legge Zan nel proprio riunificato mirino».

Enrico Letta ha aperto a modifiche. Troppo tardi?

«Ho molto apprezzato la decisione del segretario e il buon senso di quella apertura. Certo che però, alla fine, non si è arrivati ad un vero e proprio accordo. Qualcosa non deve aver funzionato».

Che a voto segreto il rischio fosse altissimo si sapeva. Non sarebbe stato più prudente accogliere la proposta di rinvio del centrodestra?

«Teoricamente le potrei rispondere sì ma poi praticamente pesa anche l'opposizione a tratti violenta che la destra ha fatto al ddl Zan, che certamente non ha aiutato. Ma che forse è stato anche un errore sottovalutare. Sicuramente ha pesato un insieme di errori di valutazione, compresa la scarsissima credibilità delle destre sul tema e forse una sopravvalutazione della tenuta del Movimento cinque stelle».

Ora una parte del Partito democratico accusa Italia viva e i «finti riformisti» di aver affossato la legge. C'è un tentativo di regolamento di conti politici sulla pelle del ddl Zan?

«Ho un approccio laico con la politica e non mi piace né il clima di accuse né quello del sospetto. Sono contrario alla caccia alle streghe come alle guerre di religione. Credo che la gestione di questo iter parlamentare sia stata sostanzialmente inadeguata e che il Pd, ora più che mai, si debba produrre nel favorire un confronto anche interno per capire e superare i punti critici».

Lei teme che il massimalismo di alcuni supporter della legge abbia danneggiato la causa?

«Mi ripeto: si trattava di fare una legge a favore di migliaia di persone che subiscono reati di discriminazione omotransfobica. Non si tratta di essere supporter, ma di lavorare con pragmatismo al voto definitivo di una legge portata avanti dal mio partito. In Parlamento, se non ci sono i voti, bisogna trovarli. Le leggi non sono una lista dei desideri».

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