Donald Trump valuta la possibilità di dare seguito alle sue minacce contro l'Iran e considera una serie di opzioni militari contro la Repubblica Islamica. Recentemente il presidente Usa ha avvertito che gli Stati Uniti erano "pronti a intervenire" se il governo di Teheran avesse ucciso i manifestanti, e sabato ha ribadito sui social che "l'Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d'ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare". Parole a cui il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha risposto con un avvertimento: "Qualsiasi attacco statunitense porterebbe Teheran a reagire contro Israele e le basi militari Usa" nella regione, dice, definendo entrambi questi obiettivi come "legittimi".
Secondo quanto riferiscono due funzionari americani alla Cnn, il tycoon è stato informato nei giorni scorsi su diversi piani di intervento, molti dei quali sono concentrati sul colpire i servizi di sicurezza iraniani utilizzati per reprimere le proteste. All'interno dell'amministrazione ci sono timori che gli attacchi militari possano avere un effetto controproducente, ad esempio spingendo l'opinione pubblica iraniana a sostenere il governo o innescando una serie di blitz di rappresaglia che potrebbero minacciare il personale militare e diplomatico statunitense nella regione. Trump non ha ancora preso una decisione definitiva sulle prossime mosse, ma sta seriamente valutando di agire: tra le opzioni, tuttavia, non c'è quella di inviare truppe di terra in Iran. "Ho affermato con fermezza che se ricominceranno a uccidere persone come hanno fatto in passato, interverremo. E questo non significa inviare truppe sul terreno, ma colpirli duramente dove fa più male", spiega lo stesso comandante in capo. Il Wall Street Journal rivela che martedì riceverà un nuovo briefing sulle diverse ipotesi di risposta: l'incontro tra il presidente e alti funzionari del governo verterà specificatamente sui passi da intraprendere, che potrebbero includere cyber attacchi contro siti militari e civili iraniani, l'imposizione di ulteriori sanzioni al regime di Teheran, ma anche attacchi militari. L'amministrazione valuta, secondo fonti della Cnn, starebbe anche valutando la possibilità di fornire tecnologie come Starlink per rafforzare la connettività internet in Iran, aiutando i manifestanti a evitare il blackout informativo che fino alla scorsa notte era in vigore da oltre 72 ore. Intanto Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Usa, e nel weekend, secondo fonti informate, il segretario di stato Usa Marco Rubio, che ha espresso il sostegno Usa al "coraggioso popolo iraniano" ha parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu riguardo le manifestazioni. Mentre ieri l'Idf ha dichiarato di "monitorare gli sviluppi".
Le manifestazioni in Iran sono iniziate alla fine di dicembre in risposta alla crisi valutaria, ma da allora si sono diffuse e ingrandite, con molti cittadini che chiedono cambiamenti radicali al governo autoritario di Teheran. E da quando il 3 gennaio Trump ha ordinato all'esercito Usa di attaccare il Venezuela e catturare il leader Nicolás Maduro, Washington ha sottolineato in numerose dichiarazioni pubbliche che il presidente Usa è pronto ad agire con decisione anche in altri contesti e a dare seguito concreto alle sue minacce. I funzionari statunitensi spiegano comunque che qualsiasi azione militare dovrebbe bilanciare la necessità di mantenere la promessa di Trump di punire Teheran per la repressione dei manifestanti, senza però peggiorare la situazione.
Una eventuale azione arriverebbe a circa sei mesi di distanza dagli attacchi ordinati contro tre siti nucleari iraniani lo scorso giugno: nei raid, chiamati Midnight Hammer (Martello di Mezzanotte), sei bombardieri B-2 sganciarono 12 bombe anti-bunker su un impianto sotterraneo a Fordow e sottomarini della Marina lanciarono 30 missili da crociera contro gli impianti nucleari di Natanz e Isfahan. Un B-2 sganciò anche due bombe anti-bunker su Natanz. Secondo gli Stati Uniti, diversi importanti impianti nucleari iraniani sono stati distrutti e dovranno essere ricostruiti nel corso degli anni.