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Teheran minaccia gli Usa. Ma gli iraniani in piazza invocano il figlio dello Scià

Il capo dell'esercito: "Risponderemo". I cori per Reza Pahlavi. Lui: "Pronto a guidare la transizione"

Teheran minaccia gli Usa. Ma gli iraniani in piazza invocano il figlio dello Scià
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"Questa non è l'ultima battaglia, Pahlavi tornerà. Reza, Reza Pahlavi!". È lo slogan che risuona, viene urlato, per le strade, nelle piazze, in queste ore, in Iran. Il riferimento è all'ultimo figlio dello Scià, figura simbolica dell'opposizione in esilio negli Usa dalla rivoluzione khomeinista del 1979 e che ora si fa avanti "per guidare la transizione dalla tirannia a una futura democrazia", ha detto in un'intervista a Fox News. Alcuni lo vedono come il leader giusto contro la tirannia degli ayatollah. Il principe 65enne ha lanciato un appello agli iraniani sui social: "Vi invito a iniziare a scandire cori giovedì e venerdì 8 e 9 gennaio, alla stessa ora, alle 20, sia per strada che sia casa vostra. La nazione iraniana è pronta", ha detto Pahlavi in un video divenuto virale. Nello stesso tempo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si è rivolto alla polizia e ha chiesto moderazione: "Non agite contro i manifestanti pacifici. Bisogna distinguerli dai rivoltosi". Martedì, le autorità iraniane avevano risposto con una massiccia azione della polizia a una grande protesta al Gran Bazar di Teheran. Il capo dell'esercito di Teheran ieri ha invece intimato: "Da Trump e Netanyahu arrivano solo minacce, se continuano risponderemo. Non tollereremo oltre questa escalation retorica".

Intanto le manifestazioni contro il carovita non si fermano, anzi si allargano. Insieme ai lavoratori ci sono anche gli studenti delle Università. A Kermanshah, Shiraz, Mashad. Secondo l'ong Hengaw almeno una trentina di persone, tra cui cinque minorenni, sono morte e più di 1.500 sono state arrestate tra cui figurano 51 minorenni e 57 donne. Ma le vittime potrebbero essere molte di più. Il Paese è nel caos, dimostrazioni, gas lacrimogeni, scontri, serrande abbassate nei mercati, scene apocalittiche, da fine del mondo. È stato anche sospeso il servizio della metro della stazione del Gran Bazar di Teheran, cuore economico dell'Iran e da sempre il punto focale di manifestazioni e scioperi, che ha un'importanza strategica nel comprendere l'umore della popolo.

La protesta è iniziata il 28 dicembre. I commercianti in tutto il Paese hanno chiuso per protestare contro l'iperinflazione e la grave crisi economica. Al centro dei problemi finanziari dell'Iran ci sono le severe sanzioni internazionali. L'anno scorso, Teheran e Washington hanno avviato colloqui sul programma nucleare, ma i leader iraniani si sono rifiutati di cedere sulla richiesta di interrompere l'arricchimento dell'uranio. La situazione è peggiorata in seguito alla disastrosa guerra con Israele scoppiata a giugno. La valuta ha perso circa il 60% del suo valore rispetto al dollaro dall'estate, spingendo l'inflazione a nuovi massimi.

Ma non finisce qui la morsa della repressione del regime teocratico. In Iran ieri mattina è stato messo a morte un uomo di nome Ali Ardestani con l'accusa di "spionaggio per il Mossad e fornitura di informazioni sensibili a Israele". Lo stesso Mossad qualche giorno fa ha lanciato un appello ai manifestanti iraniani: "Scendete insieme nelle strade. È giunto il momento. Siamo con voi", "non solo da lontano o a parole. Siamo con voi anche sul campo", ha comunicato in farsi e in ebraico via radio e via social.

Nei giorni scorsi Teheran ha, invece, accusato Israele, suo nemico giurato nella regione, di voler "minare l'unità nazionale", insieme all'alleato americano, in seguito alle dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, che ha espresso "solidarietà alla lotta" del popolo iraniano.

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