Teresa Bellanova: "Con mio marito Abdellah un colpo di fulmine a Casablanca"

Dall'abito azzurro del giuramento all'incontro col marito, passando per il lavoro nei campi: il racconto di Teresa Bellanova al Corsera

Teresa Bellanova: "Con mio marito Abdellah un colpo di fulmine a Casablanca"

Dai campi a Palazzo Chigi, passando per un viaggio improvvisato a Casablanca che le ha cambiato la vita. Si potrebbe riassumere così, per sommi capi, la vita di Teresa Bellanova, che a quasi due mesi dalle dimissioni dal governo Conte bis si è raccontata in una lunga intervista concessa al Corriere della sera per l'inserto Sette. Il "ministro con la terza media", com'è stata spesso chiamata, ha spiegato perché non ha proseguito gli studi: "Avrei dovuto iscrivermi alle superiori ma dopo gli esami di terza media mia mamma si ammala e, con mio papà in Svizzera a finire di pagare le cambiali del terreno in cui aveva iniziato a lavorare da mezzadro, devo badare a lei e al resto della famiglia". Non ha un ricordo del suo ultimo giorno di scuola ma ce l'ha dell'incontro a Casablanca con l'uomo che sarebbe poi diventato suo marito.

Quello in Marocco era un viaggio di lavoro al quale lei non avrebbe dovuto partecipare ma la persona scelta dalla Federbraccianti, dove Teresa Bellanova ai tempi lavorava, rinunciò all'ultimo. Al congresso del sindacato del tabacco era attesa la delegazione italiana e così fu scelta l'ex ministro, che non poteva immaginare l'epilogo che avrebbe poi avuto quella vicenda. "Appena atterrata a Casablanca ad accogliermi, oltre alla delegazione del sindacato marocchino, c’è questo giovane interprete, figlio di un importante dirigente del monopolio nazionale del Marocco. Ci conosciamo, rimaniamo in contatto, io vado in Marocco per le vacanze ad agosto, stiamo insieme. Io però gli dico che non avrei voluto lasciare l’Italia", racconta Teresa Bellanova, che in Italia si stava facendo largo a suo di battaglie per i lavoratori all'interno del sindacato. Ma Abdellah El Motassime non si dà per vinto e così "qualche mese dopo, il 28 dicembre del 1989, tornerà in Italia con un biglietto di sola andata per stare con me".

Un vero colpo di fulmine tra loro, anche se Teresa Bellanova non nega di aver avuto molte difficoltà nel primo periodo: "Abdellah ha lasciato una posizione di privilegi e una carriera già avviata per ricominciare lontano da casa sua insieme a me, senza poter fare affidamento su nulla. In Puglia ha ricominciato a studiare, partendo dalla licenza media. Non abbiamo mai chiesto favori, abbiamo vissuto con il mio lavoro. Qualche tempo dopo sono rimasta incinta del nostro gioiello, Alessandro".

Prima di entrare nel sindacato, dopo aver lasciato la scuola, Teresa Bellanova ha iniziato a lavorare nei campi: "Sveglia all’alba, turni di lavoro interminabili, fino al tramonto. Diritti zero". Ha lavorato, poi, nei magazzini per l'incassettamento dell'uva, "Tutta la vita concentrata in pochi metri quadri: la frutta, le cassette, i letti del dormitorio e un fornello per cucinarsi qualcosa, tutto assieme. Non era detto che quello fosse il mio destino, sia chiaro". Oggi, Teresa Bellanova rivendica con orgoglio la militanza nel Pci, che l'ha quindi portata a sostenere Gianni Cuperlo al Congresso. Questo non le ha ostacolato l'ingresso come sottosegretario nel governo di Matteo Renzi e a proposito del leader di Italia viva, che Teresa Bellanova ha deciso di seguire uscendo dal Pd, l'ex ministro dell'Agricoltura ha ricordato la conferenza con la quale è di fatto iniziata la crisi del governo Conte: "Matteo ci chiede di intervenire per prime. E noi: no, introduci tu. Nessun atto di prepotenza, anzi. Forse sono stata poco lucida io in quel momento: avremmo dovuto parlare di più, o quantomeno iniziare noi la conferenza stampa come ci aveva chiesto".

Se quella conferenza stampa ha sancito la sua uscita dal governo, Teresa Bellanova ha ricordato con il Corsera come tutto è iniziato: "I giornali avevano scritto che sarei diventata ministra anche dopo le dimissioni di Federica Guidi, anni prima. Io dicevo “guardate che non succede”, infatti non era successo. Poi, quando nasce il governo Conte, stessa storia. I giornali lo scrivono, io non ci credo". L'occasione per ricordare la chiamata di Matteo Renzi è l'ormai ben noto abito blu elettrico, che ha fatto molto discutere nel giorno del suo giuramento. "Chiama Renzi. 'Teresa, dove sei?'. 'A Lecce', rispondo, 'perché?'. E lui: 'Ma che ci fai a Lecce? Corri a Roma, devi giurare da ministra'. Mi precipito con Abdellah, entriamo in un negozio per comprare in fretta e furia un vestito ed eccolo là, lo vedo e me ne innamoro". L'abito piace a lei e a suo marito, così lo acquista per il giuramento: "Però mi sta largo, le maniche andrebbero sistemate ma tempo per fare correzioni sartoriali non ce n’è. 'Vabbè, lo metto così com’è'. Il resto lo conoscete".