Per provare a immaginare la sorpresa, anzi lo shock, dell'arrivo in Tv di un secondo telegiornale nel 1976, bisognerebbe mettersi in una macchina del tempo, anche emotiva. Fu comunque un trauma buono perché mostrò che si poteva aprire una seconda finestra sull'Italia e sul mondo. Il Tg1 era stato sempre gestito dalla Democrazia Cristiana ed era stato sempre ufficiale e paludato. Ma nel 1976, nell'Hotel Midas sulla via Aurelia, Bettino Craxi era riuscito a conquistare la segreteria del Partito socialista e cominciò la rivoluzione di una nuova sinistra moderna di cui il Tg2 diventò il manifesto. Un giornale di cronache in diretta e di audacia laica, diretto da Andrea Barbato che rinunciò ad andare a Repubblica di Eugenio Scalfari come condirettore. Decenni di dominio del Tg1 aveva creato il cliché della testata di governo, con commentatori schierati contro Craxi come Enzo Biagi e Claudio Angelini. Il Tg2 portò in video giornalisti giovani e dinamici, di area socialista o radicale: l'opposto dei "mezzobusto" impassibili, ufficiali e in doppiopetto. Furono schierate facce e talenti nuovi, giornalisti, intellettuali con un prestigio personale come Piero Angela che conduceva con grande disinvoltura il Tg alternandosi a Mario Pastore. E poi, novità assoluta, le prime donne conduttrici: Lilli Gruber e Carmen Lasorella.
Come vice del direttore Alberto La Volpe arrivò un giovane ricciuto e vulcanico: Enrico Mentana che poi diresse lo stesso Tg2 prima di spiccare il salto verso Mediaset per dirigere il Tg5, oggi diretto da Clemente Mimun, anche lui proveniente dall'argenteria della Rai.
Avevamo tutti mezzo secolo di meno e tutto era frugale: l'ufficio del direttore del Tg2 era poco più grande di uno sgabuzzino delle scope, in cui però l'aria era molto elettrica, vitale, e il lavoro dei giornalisti era, come deve essere, anche improvvisato per trasmettere così al pubblico l'aria di autenticità che è tipica dello strumento televisivo. Quando pubblicai su Repubblica l'intervista al ministro Evangelisti che spiegava come "Qui avemo rubbato tutti", il Tg2 spedì una troupe al centro culturale del Psi - allora diretto da Paolo Flores D'Arcais - che trasmise in diretta e tutta l'Italia ebbe il primo anticipo giornalistico di quella che sarebbe diventata Tangentopoli. C'era aria nuova e anche di rivincita. Se il primo partito di governo, la Dc, si era sentita in diritto di guidare il più potente giornale televisivo, i socialisti puntarono i piedi per avere il loro. E che fosse laico e aperto a tutta la sinistra non comunista. Quello comunista sarebbe arrivato poco dopo, come risarcimento al Pci per non poter entrare nei governi di coalizione.
E sarà il Tg3, diretto da Sandro Curzi, vecchio sindacalista comunista, e soprannominato ironicamente "Tele Kabul" perché l'Unione Sovietica aveva invaso l'Afghanistan per riportare l'ordine sovietico a Kabul. Era cominciata una stagione nuova e libertaria in tv e il gradimento fu alto.