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Timing, fiducia "al buio" e numeri: ecco cosa succede nelle prossime ore

Domani e giovedì, prima il Senato e poi la Camera, saranno chiamati a votare la fiducia al governo Draghi

Timing, fiducia "al buio" e numeri: ecco cosa succede nelle prossime ore

Mercoledì sarà il giorno della verità. Mentre le trattative si susseguono sotto traccia e in maniera molto frenetica, la conferenza dei capigruppo del Senato ha stabilito le tempistiche della crisi.

L'iter della crisi

Mario Draghi parlerà domani a Palazzo Madama dalle 9,30, ma un'ora dopo la seduta verrà sospesa per una mezz'ora per dare la possibilità al premier di recarsi a Montecitorio per consegnare le sue comunicazioni scritte. Alle 11, una volta rientrato in Sento, inizierà la discussione generale che durerà per cinque ore. Subito dopo le repliche, verso le 18,30 inizierà "la chiama" per una fiducia "al buio". I senatori dovranno sfilare uno alla volta davanti al banco della presidenza per esprimere il proprio voto ad alta voce. Le operazioni di voto dovrebbero, dunque, terminare nel giro di un'ora.

Il giorno seguente, dopo la lettura del verbale della seduta precedente, a Montecitorio, alle 9, avrà inizio la discussione generale sulle comunicazioni di Draghi. È previsto che il dibattito finisca verso le 11,30 con la replica del premier. Le dichiarazioni di voto termineranno alle 13,45 e, poi, inizierà la votazione sulla fiducia. Intorno alle 15,30 arriverà il risultato finale di questa lunga due giorni e sapremo se Draghi proseguirà la sua azione politica da presidente del Consiglio oppure se consegnerà le sue dimissioni (stavolta irrevocabili) nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

I numeri della crisi

Allo stato attuale, se il M5S dovesse uscire dal governo, il governo Draghi otterebbe ugualmente la fiducia, sia alla Camera sia al Senato. A Montecitorio, infatti, il gruppo dei pentastellati vanta 104 deputati, un numero non piccolo, ma neppure decisivo. Il governo, senza considerare altre eventuali scissioni dal parte dei governisti grillini, disporrebbe di una maggioranza di 450 deputati così ripartiti: i leghisti (131), il Pd di Enrico Letta (97), gli azzurri di Forza Italia (82), i dimaiani di Insieme per il Futuro (53), i renziani di Italia Viva (30), i totiani di Italia al Centro (11), Coraggio Italia (11), LeU (9), Azione (7), Centro democratico (5), Maie (5), Noi con l'Italia (5) e il gruppo delle Minoranze linguistiche (4). Le opposizioni contano 61 voti: i 37 deputati di Fratelli d'Italia, 15 ex grillini che ora si trovano al gruppo Misto, non sono iscritti a nessuna componente e di volta in volta decidono se appoggiare o non sostenere le misure portate avanti dal governo.

Anche a Palazzo Madama il governo avrebbe i numeri per andare avanti anche qualori i 61 senatori del Movimento Cinque Stelle non votassero la fiducia. Senza considerare i sei senatori a vita che non sempre partecipano a ogni votazione, il governo potrebbe contare su 204 voti di fiducia così ripartiti: Lega (61), Fi (51), Pd (39), Italia Viva (15), Insieme per il futuro (11), Autonomie (6) e 21 senatori su 39 che aderiscono al gruppo misto (le componenti di Leu, Azione/+Europa, Italia al Centro, Noi con I'Italia, Noi di Centro). All'opposizione troviamo i 21 senatori di Fratelli d'Italia e 13 di Uniti per la Costituzione, C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro), gli ex grillini di Alternativa e altri formazioni minori di estrema sinistra. Solo nel 1994 l'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi si dimise, pur avendo i numeri, proprio mentre si svolgeva il dibattito parlamentare su una mozione di sfiducia. L'allora presidente Scalfaro sciolse le Camere, senza però accettare le dimissioni di Ciampi che rimase in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Le difficoltà del M5S

Al momento, questa è un'opzione che i partiti della maggioranza stanno cercando di scongiurare. E mentre, stando a quanto apprende ilGiornale.it, si vocifera che Giuseppe Conte, con un grande colpo di teatro, potrebbe annunciare il voto favorevole al governo, dentro i Cinquestelle volano stracci. Solo cinque deputati hanno annuciato pubblicamente che voteranno la fiducia, mentre il presidente dei deputati M5S, il "governista" Davide Crippa, al termine della conferenza dei capigruppo, spiega:"Draghi deve dire qualcosa, l'oggetto è cosa dirà Draghi e come si reagirà alle dichiarazioni di Draghi. Io ribadisco la mia posizione: ascolteremo il discorso di Draghi in Aula domani. Trovo chiaro che, se aprirà ai principali temi posti all'interno dei 9 punti da parte del Movimento, non confermare la fiducia diventa ingiustificabile". Una dichiarazione che arriva dopo la smentita del rumors, reso noto da Luigi Di Maio in persona, secondo cui il direttivo della Camera sarebbe stato pronto a votare la fiducia. Da quanto apprende ilGiornale.it, invece, i governisti sembrano essere 'appesi' alla scelta finale di Conte. L'avvocato di Volturara Appula starebbe tenendo le carte coperte per poter, poi, compiere l'ennesimo voltafaccia e poter, quindi, accusare di tradimento 'i governisti', che finirebbero con l'essere colpevoli di aver lasciato il Movimento quando, in realtà, non ve n'era necessità.

Le posizioni degli altri partiti

Insomma, fino all'ultimo non si saprà come finirà questa specie di partita a poker. Mai come oggi si può parlare di crisi al buio. Il premier Draghi, secondo quanto scrive l'Ansa, farà il suo discorso e poi valuterà in base agli interventi dei vari partiti. Draghi, dopo aver incontrato Letta, è andato al Quirinale per un confronto con Mattarella e, a tarda sera, ha visto anche la delegazione del centrodestra. Nelle prossime ore potrebbe esserci un confronto telefonico con Conte che, oggi, non ha rilasciato alcun commento.

Il premier avrà parecchio tempo per riflettere sul da farsi dato che, in Senato, la giornata politica inizierà alle 9,30 e terminerà 11 ore dopo col voto di fiducia.

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