Il tiro al poliziotto dei grillini. Vogliono identificare gli agenti

Il M5S ha presentato un emendamento alla Camera per identificare gli agenti impegnati durante le manifestazioni. La polizia: "Favorisce i violenti"

Il tiro al poliziotto dei grillini. Vogliono identificare gli agenti

Il Movimento Cinque Stelle torna alla carica e mette nel mirino poliziotti, militari e carabinieri. Mentre l'opinione pubblica è distratta dal caso Consip e le beghe di casa Renzi, alla Camera i grillini cercano di approvare un emendamento per obbligare le forze dell'ordine a portare sul petto un “codice identificativo” che li renda riconoscibili. Rendendoli così (ancor più) facile bersaglio di chi in cortei e manifestazioni si diverte a ricoprirli di sassi, bombe carta e bastonate.

Lunedì scorso i deputati si sono ritrovati in Commissione Affari Costituzionali per discutere del decreto legge sulla sicurezza urbana. È la legge voluta dal ministro dell'Interno Marco Minniti, e approvata lo scorso 20 gennaio, con l'obiettivo di rendere più sicure le città. Semplice e lineare. O almeno così dovrebbe essere. Perché all'inizio del lungo iter parlamentare di approvazione, i grillini hanno già piazzato la prima trappola, depositando una modifica al testo che mette in allarme i sindacati di polizia. L'emendamento, di cui il Giornale è venuto in possesso, prevede che sulla divisa delle forze dell'ordine venga “apposto un codice identificativo univoco di squadra” che sia visibile “a distanza di almeno 15 metri e anche in condizioni di scarsa visibilità”. Manca solo la foto segnaletica. I codici dovrebbero essere attribuiti “in modo da garantirne la casualità e la rotazione” (evitando così di marcare a vita un'intera squadra), appuntando però l'assegnazione in un apposito registro così da risalire ai nominativi in caso di bisogno.

La polizia ovviamente storce già il naso. “I codici identificativi – dice Giuseppe Crupi, dirigente nazionale del Siap - metterebbero a rischio la sicurezza dei reparti di polizia e l’incolumità degli agenti perché li espone ad azioni di ritorsione mirate”. Alcuni hanno fatto notare che Paesi come Spagna, Francia e Germania si sono già adeguate al “Codice europeo di etica per la polizia” che prevede sistemi identificativi per gli agenti. Importare dall'estero non sempre è però la soluzione migliore. Secondo il Siap, infatti, “l'Italia non è ancora pronta perché manca la certezza della pena e il rispetto per le forze dell'ordine”. Il rischio è che la schedatura si trasformi in un tiro a segno contro l'agente. “Non siamo contrari a prescindere alle targhette – spiega Crupi - ma bisogna creare le condizioni di tutela per chi opera dell’Ordine Pubblico e non devono favorire coloro chi utilizzano le manifestazioni solo per compiere atti di violenza”.

Il M5S però sembra intenzionato ad andare avanti con l'emendamento firmato da una decina di deputati tra cui la potente Roberta Lombardi e l'attivo Danilo Toninelli. Già agli albori del grillismo la base chiedeva a gran voce di tutelare i cittadini dagli “agenti dal manganello facile”. Rispetto al passato il M5S ha abbandonato l'idea dalle targhette individuali in favore di identificativi di squadra. Ma poco cambia. Il chiodo fisso infatti è sempre quello, una ossessione peraltro condivisa con una fornita schiera di onorevoli della sinistra. Che da qualche anno intasano le commissioni parlamentari con disegni di legge sul tema firmati dai vari Peppe De Cristofaro (Sel), Luigi Manconi e Marco Scibona.

A sorprendere (o forse no) è come mai non si registri pari solerzia nel supportare le (poche) richieste delle forze dell'ordine. I sindacati di categoria in fondo domandano solo piccoli accorgimenti: telecamere su caschi con cui filmare i manifestanti, un pm che supervisioni i cortei e precisi ordini di servizio con cui gestire l'ordine pubblico. Ma in Italia si sa: il nemico numero uno è sempre chi veste la divisa. Meglio schedare la polizia anziché i violenti.

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