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La toga emotiva che pianse per la condanna

Suo il processo sul terremoto di Amatrice, quando scappò da Md

La toga emotiva che pianse per la condanna
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"Era dei nostri ma non riuscivamo più a gestirlo. Condivido le preoccupazioni espresse sul suo post". Quello che ci confessa una fonte dentro Magistratura democratica racconta bene il profilo da magistrato del sostituto procuratore Rocco Gustavo Maruotti: interista "per derivazione paterna" con un figlio adolescente, classe 1977, è in forza da dieci anni al tribunale di Rieti; dopo essere entrato appena indossata la toga nel Consiglio nazionale e nel comitato esecutivo di Md, è fuggito nel 2020 per essere eletto nel direttivo con Area - la corrente del presidente uscente Giuseppe Santalucia - esattamente un anno fa con la bellezza di 236 voti. Suo malgrado è diventato "famoso" per le condanne a cinque tra tecnici e imprenditori per il terremoto che ha distrutto le case Iacp ad Amatrice e Accumoli nel 2016.

Il potenziale illecito disciplinare che il Pg della Cassazione potrebbe contestargli al Csm non muterà di una virgola quello che pensa su questa consiliatura: "Ci sono membri laici eletti dal Parlamento non per i curricula ma perché sono stati avvocati della Lega e di Forza Italia", è la sintesi del suo pensiero espresso in un evento pubblico davanti a un attonito sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Naturalmente, anche in quella circostanza si è scusato, quasi come se fosse più importante sparare nel mucchio per vedere l'effetto che fa e poi far finta di tornare indietro.

Nei panni del pm si sente stretto ("mi sento più portato per le funzioni giudicanti penali"), in tanti si sono chiesti se questa emotività si fosse mai trasferita nel suo lavoro di magistrato e a giudicare dal modo in cui Maruotti ha vergato (e cancellato) un post bugiardo e violento è meglio che non faccia il giudice, anche per il modo in cui butta fango e paragona alla spietata Ice sul lavoro delle forze dell'ordine e della polizia giudiziaria. "Mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio", è la sua solita, sgangherata tesi difensiva.

E qualcuno ricorda malignamente quando dopo la sentenza di condanna in primo grado ad Amatrice a lui sia scappata una lacrimuccia, rigorosamente a favor di telecamere. Eppure Maruotti si dice "contrario alle distorsioni dei processi mediatici" e alle sentenze "che la vox populi ha già decretato guardando Porta a Porta o Quarto Grado". O leggendo Facebook.

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