Topi d'auto o 007? Il giallo degli spioni di Giambruno

Indagini e imbarazzo sulla tentata intrusione nella vettura dell'ex compagno di Meloni. Il trasferimento di due agenti

Topi d'auto o 007? Il giallo degli spioni di Giambruno
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Due ladri d'auto, rom pregiudicati alla caccia di pezzi di ricambio. Anzi no: due agenti segreti dell'Aisi intenti a piazzare microspie sull'auto del compagno di Giorgia Meloni. Tra le due versioni sul fattaccio del 30 novembre a Roma corre una distanza siderale, da una parte una commedia degli equivoci, dall'altra un giallo politico-istituzionale. Una certezza: per mesi magistrati, poliziotti e vertici dei servizi segreti hanno lavorato per venire a capo della vicenda. E per mesi l'episodio ha preoccupato Giorgia Meloni, rafforzandone la sensazione - più volte raccontata dalla premier - di essere oggetto di attenzioni illecite da parte di apparati deviati.

In sintesi: sotto l'abitazione romana della Meloni i poliziotti di tutela vedono due tizi armeggiare intorno all'auto di Andrea Giambruno, il compagno da cui un mese prima Giorgia si è pubblicamente staccata. I due esibiscono documenti da poliziotti, «siamo colleghi» e vengono lasciati andare. Ma l'agente della Volante si segna i nomi, prende la targa, fa rapporto. Partono immediatamente gli accertamenti, perchè proprio i timori della Meloni sulle orecchie indiscrete che la seguirebbero rendono necessario capire perfettamente cosa è accaduto.

Ed arriva la sorpresa: facce e nomi dei due che armeggiavano sotto casa Meloni pare che corrispondano a due agenti dell'Aisi, gli 007 interni, addetti abitualmente alla scorta della premier. A quel punto parte anche l'inchiesta interna dell'Aisi, i due agenti vengono trasferiti all'Aise, la sicurezza estera. Sono giorni convulsi, anche perchè il governo è alle prese con il rinnovo dei vertici dei servizi segreti, tra i candidati alla guida dell'Aisi c'è Giuseppe Del Deo, che in quel momento è il vicedirettore del servizio e si occupa proprio di intercettazioni preventive. Sotto la sua guida l'Aisi ha investito uomini e risorse sulle intercettazioni, mettendo sotto tiro centinaia di obiettivi. Si può escludere che tra questi obiettivi ci potessero essere il capo del governo o il suo ex compagno. Ma il fattaccio del 30 novembre contribuisce a bruciare le chances di successo di Del Deo. Il 9 aprile scorso, il governo nomina capo dell'Aisi il prefetto Bruno Valensise.

Nel frattempo, l'inchiesta ha fatto marcia indietro: i due 007 indicati come autori dei maneggi sull'auto di Giambruno quella notte erano da tutt'altra parte. Da una telecamera, si risale piuttosto ad un'auto rubata, presa in carico da un noto ricettatore, che sarebbe il mandante del tentato furto di portiera. Tutto finito, tutto falso allarme? Ieri sera la parola decisiva arriva da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti: della vicenda, dice, «ho riferito nella mia ultima audizione al Copasir il 4 aprile» spiegando che «gli accertamenti svolti per la parte di competenza dell'intelligence hanno consentito con certezza di escludere il coinvolgimento di appartenenti dei Servizi, e che la sicurezza del Presidente Meloni non è mai stata messa a rischio».

Sembra una pietra tombale sulla vicenda, anche se qualche passaggio non torna. Il sostantivo usato da Mantovano, che esclude il «coinvolgimento» di agenti segreti, è così ampio da escludere anche l'ipotesi di un intervento in buona fede, di un eccesso di zelo da parte dei due 007 per fare un favore a qualcuno.

Rimane comunque

da capire perchè siano stati precipitosamente trasferiti da un servizio segreto all'altro, dall'Aisi alla divisione operazioni dell'Aise, uno in Tunisia e uno in Iraq. Destinazioni fuori mano che non avevano chiesto loro.

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