Tory inorriditi dall'apertura a Corbyn

L'ira per il dialogo con "il rosso": "Alle urne sconfitta certa"

Tory inorriditi dall'apertura a Corbyn

«Incompetente», «traditrice», attaccano esasperati gli elettori conservatori che hanno fatto a pezzi la tessera di partito e deciso di mostrare quel che ne resta sui social network. «Il troppo è troppo» denunciano increduli dopo la decisione di Theresa May di aprire al leader dell'opposizione Jeremy Corbyn per superare lo stallo della Brexit. La misura è colma per la base tory favorevole alla Brexit. E la scelta della premier di coinvolgere il leader laburista è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con la decisione che ha spiazzato tutti, Theresa May ha legittimato «il rosso», dandogli una patente che ora potrebbe seriamente aprirgli le porte di Downing Street se ci fossero elezioni anticipate. E rischia di affossare il Partito conservatore. Perciò in Rete proliferano gli annunci funebri tra il disperato e l'ironico. Ne pubblica uno anche MoggMentum, il movimento che sostiene il falco della Brexit Jacob Rees-Mogg, considerato dall'altra metà del partito uno degli oltranzisti che stanno affossando i Tory: «RIP il Partito conservatore e Unionista, 1834-2019, ucciso da Theresa May, con la collaborazione dei ministri di Gabinetto pro-Remain e dello Speaker della Camera».

Se la base è arrabbiata e sgomenta, analisti conservatori e big tory non sono meno severi. La premier «ha tolto al partito una delle sue più potenti narrative: che il Labour è stato sequestrato da un gruppo di estremisti incompetenti senza diritto di avvicinarsi alla stanza dei bottoni», spiega il direttore del Sunday Telegraph Allister Heath, secondo cui Theresa May si è trasformata in una «kamikaze» che ha dichiarato guerra al Partito conservatore. «Lo spettro di Corbyn che spadroneggia su di noi in posa ministeriale mi fa gelare il sangue e temere per il mio partito e il mio Paese», spiega inorridito l'ex leader dei Tory Ian Duncan Smith. David Jones, fino all'anno scorso sottosegretario alla Brexit, ha chiesto apertamente in Aula alla May dopo l'apertura di credito: «La sua posizione resta ancora che Corbyn non è adatto al governo?». La risposta della premier è stata ovviamente affermativa ma l'imbarazzo dei deputati conservatori non è venuto meno. Ed è anche quello di chi, ancora prima di eventuali elezioni anticipate o generali, si troverà a fare campagna elettorale per i Tory alle prossime amministrative, già il mese prossimo. «Come faremo a vendere questa montagna di merda, quando busseremo alle porte dei nostri elettori?», si chiede un attivista. Il timore è che il danno sia ormai irreversibile, in grado di danneggiare anche chi arriverà dopo Theresa May. «Il partito sarà spazzato via», è la previsione del deputato Johnny Mercer, papabile candidato alla leadership. Saremo puniti da chi non vuole la Brexit e da chi vuole una Brexit dura. E Corbyn sarà primo ministro».

D'altra parte Theresa May a lungo aveva ripetuto che nessun accordo è meglio di un pessimo accordo, salvo adesso fare di tutto per raggiungere un'intesa, compreso coinvolgere il suo diretto avversario politico. Alla frustrazione per l'apertura ai laburisti, fra i conservatori si aggiunge la sensazione di avere le mani legate e non poterla spodestare, visto che un voto di sfiducia si è svolto lo scorso dicembre, è fallito e non può essere ripetuto fino a fine anno.

May ha messo il suo accordo, la sua Brexit, prima degli interessi del partito, per l'interesse del Paese, dice lei. Una scommessa audace, che però - secondo Camilla Tominey, del conservatore Daily Telegraph - rischia di farle perdere entrambi.

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